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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Elementi di variazione diafasica nell’ambito della valenza verbale

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GIOVANNI ROVERE (HEIDELBERG)

1. La seduzione delle rapide generalizzazioni

La crescente attenzione per le norme d’uso dei sottocodici, facilitata da ricerche svolte su corpora elettronici, ha portato a ridimensionare la perentorietà con cui in passato si definivano i tratti caratteristici di tali varietà.1 L’esempio più evidente è rappresentato dalla polisemia, interpretata a lungo quale eccezione, di mera natura incidentale, rispetto all’assunto della biunivocità quale tratto definitorio del segno linguistico specialistico. Oggigiorno, al contrario, la polisemia è considerata un fenomeno regolare (cf. a proposito Roelcke 32010, 71ss.), come si riconosce bene nei sottocodici in cui l’esigenza di una comunicazione efficace e nel contempo economica pone dei limiti all’incremento del lessico tecnico, destinato altrimenti, sotto la spinta di bisogni disciplinari di elaborazione e differenziazione concettuale, ad assumere valori esponenziali. La precisione, obiettivo fondamentale nella formazione di segni linguistici terminologici, appare sul piano dell’uso un tratto che in realtà si manifesta in modo determinante come biunivocità contestuale. L’esigenza pragmatica di vincoli interpretativi molto stretti e di un alto grado di esplicitezza impone, infatti, variazioni contestuali della biunivocità sistemica. Il suo ridimensionamento deriva, in altre parole, dal fatto che le definizioni settoriali, e in particolare quelle terminologiche, possono fissare le relazioni tra i concetti tecnici, ma non, o in misura ridotta, la relazione con la dimensione referenziale del settore specialistico. L’obiettivo prioritario della comunicazione tecnica è, in realtà, l’efficienza in quanto risultato della correlazione di due variabili, la precisione e l’economia dei mezzi, del rapporto cioè tra il grado di...

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