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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Un caso di “variazione plurima” in italiano: l’espressione del concetto ‘in questo momento’

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PAOLO D’ACHILLE (ROMA)

Per esprimere la mia stima (oltre che la mia amicizia) nei confronti della festeggiata, ho pensato di partecipare a questa raccolta di studi con una brevissima nota a margine di un lavoro che ho condotto recentemente insieme all’amico Domenico Proietti (D’Achille / Proietti 2012; 2013), a cui rinvio per ulteriori indicazioni bibliografiche, e che verte sulla storia dei rapporti di coesistenza (e di concorrenza) tra gli avverbi temporali adesso, ora e mo per esprimere il concetto ‘in questo momento’: il tema mi sembra che si adatti particolarmente alla tematica variazionale che costituisce il fil rouge che lega i saggi di questo volume dedicato a Heidi Siller-Runggaldier.

Ricordo anzitutto che le tre forme, tutte e tre “innovazioni romanze” rispetto al lat. NŪNC e tutte derivate dal latino – adesso da AD ĬPSŬ(M) (TEMPUS), ora da (H)ŌRĀ o (H)Ā (H)ŌRĀ, mo da MŌ(DO) o *MŌ(DO) – sono documentate almeno dal Duecento, accanto ad alternative senz’altro più rare, come presentemente o al presente, oggi proprie solo nel linguaggio burocratico, o di circolazione più limitata come la forma issa (< AD ĬPSĂ(M) (HŌRĂM)), diffusa anticamente (e con qualche traccia anche in età moderna) nell’area toscana occidentale (e ricordata da Dante accanto a mo in If, XXIII, vv. 4-9).

Il primo asse di variazione a cui fare riferimento, tanto in sincronia quanto...

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