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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Come il livello di competenza plurilingue influenza le capacità cognitive: uno studio neurolinguistico condotto fra bambini ladini

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RITA FRANCESCHINI / GERDA VIDESOTT (BOLZANO)

0. Premessa

Chi cresce in un contesto plurilingue pare sia dotato di capacità particolari: l’uso regolare di più lingue costituisce per un bambino come per un adulto un mondo esperienziale particolare, con stimoli specifici, che a loro volta modellano il modo di percepire e di reagire rispetto a situazioni in cui si opera e ai compiti che si è portati a risolvere. Sempre più studi cercano di capire quali possano essere i correlati neurobiologici di tali modi diversi di crescere ed esperire: non si contano più gli studi che confrontano, in chiave ‘neuro’ (neurolinguistica, scienze cognitive e studi psicolinguistici in genere) le differenze fra mono- e bilingui.1 Pochi sono però ancora gli studi che si occupano specificatamente di soggetti che possono essere considerati plurilingui (ma cf. Bloch et al. 2009; Wattendorf et al. 2012/13), e mancano studi in quest’ambito su bambini che crescono con più di due lingue, probabilmente perché non è facile trovarli.

Il presente studio si è avvalso di una condizione oltremodo felice, presente nell’area delle Dolomiti, dove una minoranza ladina è circondata da zone a maggioranza tedescofona e/o italofona. In particolar modo, in Val Badia e in Val Gardena (amministrativamente parte della Provincia a statuto autonomo Alto Adige-Südtirol), la comunità ha sviluppato un proprio sistema scolastico detto ‘paritetico’. Esso ha l’ambizione di formare, sin dalla prima infanzia, dei ragazzi che alla fine della scuola dell’obbligo dovrebbero essere equamente compenti nelle tre lingue comunitarie presenti nella Provincia:...

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