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La luce nell’architettura sacra: spazio e orientazione nelle chiese del X–XII secolo - tra «Romandie» e Toscana

Including an English Summary

by Eva Spinazzè (Author)
©2016 Thesis 950 Pages
Series: Beihefte zur Mediaevistik, Volume 20

Summary

L’autrice ha messo in luce un’antica tradizione sull’orientazione degli edifici sacri. In particolare ha studiato le architetture sacre dei secoli X–XII situate lungo la Via Francigena, da Romainmôtier al Sud della Toscana, seguendo le tappe dell’arcivescovo Sigerico che alla fine del X secolo percorse la via di pellegrinaggio da Roma a Canterbury. Sulla base delle testimonianze trovate nelle fonti e nei manoscritti medioevali di argomento astronomico e liturgico e attraverso rilievi topografici georeferenziati uniti a calcoli astronomici l’autrice ha evidenziato che la maggior parte dei sessantatré edifici sacri presi in considerazione sono allineati verso punti precisi sull’orizzonte versus solem orientem et versus solis occasum in giorni significativi dal punto di vista astronomico o religioso.

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Sull’autore
  • Sul libro
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • Ringraziamenti
  • Préface Xavier Barral i Altet, Université de Rennes 2, Università di Venezia Ca’Foscari
  • Prefazione Manuela Incerti, Università di Ferrara
  • Elenco delle architetture sacre analizzate lungo la via Francigena
  • Introduzione
  • 1. Linee storiografiche
  • 1.1 Due secoli sui concetti dell’archeoastronomia
  • 1.2 Studi storici sul pellegrinaggio nel Medioevo
  • 1.2.1 Resoconti di viaggio dei pellegrini come fonte per la storia dell’architettura
  • 1.2.2 La Via Francigena
  • 1.2.3 Studi storici sulla Via Francigena
  • 1.2.4 L’itinerario di Sigerico
  • 1.2.5 Il tragitto della ricerca
  • 2. Introduzione all’analisi storica, architettonica e archeoastronomica di architetture sacre
  • 2.1 Metodologia per determinare oggi l’orientazione di un edificio sacro
  • 2.2 Analisi di probabilità
  • 2.3 Limiti di una datazione di strutture architettoniche con l’archeoastronomia
  • 2.4 Itinerario seguito in questo studio sulla Via Francigena e sopralluoghi presso ogni architettura sacra
  • 2.5 Premesse per la motivazione all’allineamento di un edificio sacro al sorgere del Sole oppure al suo tramonto
  • 2.6 I quattro punti fondamentali per il Medioevo che dividevano l’anno nelle quattro stagioni
  • 3. Analisi comparativa delle architetture sacre studiate, suddivise secondo gruppi omogenei di orientazione e di linguaggio architettonico
  • 3.1 Allineamenti all’equinozio
  • 3.2 Introduzione alle feste mariane
  • 3.2.1 Allineamenti all’Annunciazione della Beata Vergine Maria, festa chiamata anche Incarnazione oppure Annunciazione del Signore, festeggiata il 25 marzo
  • 3.3 La luce di Pasqua – allineamenti verso il giorno della Resurrezione di Cristo
  • 3.4 Allineamenti all’Assunzione di Maria, 15 agosto–18 gennaio
  • 3.5 Comparazione tra gli allineamenti e il linguaggio architettonico degli edifici sacri cistercensi incontrati sull’itinerario
  • 3.6 Allineamenti al giorno della Purificazione di Maria, 2 febbraio
  • 3.7 Allineamenti alla festa del santo patrono della chiesa
  • 3.8 Allineamenti al solstizio di estate e a feste del calendario celtico
  • 3.9 Allineamenti al solstizio di inverno e alla festa della Natività di Gesù
  • 3.10 Altre feste legate a Cristo
  • 3.10.1 Allineamenti al giorno dell’Epifania, 6 gennaio
  • 3.10.2 Allineamenti alla festa della Trasfigurazione di Gesù
  • 3.10.3 Allineamenti alla ricorrenza della Croce di Cristo
  • 3.11 Orientazione con il sorgere e/o il tramontare della Luna: il fenomeno del lunistizio
  • 3.11.1 Il moto della Luna
  • 3.11.2 Allineamenti lunistiziali
  • 3.12 Altri possibili allineamenti verso stelle più luminose
  • 3.12.1 Allineamenti verso la stella Spica nella costellazione della Vergine
  • 3.12.2 Allineamenti verso la stella Betelgeuse della costellazione di Orione
  • 3.12.3 Allineamenti verso la stella Deneb nella costellazione del Cygnus o Crux Maior
  • 3.13 Allineamenti non corrispondenti con la storia della chiesa
  • 4. Il pensiero teologico e liturgico nella simbologia della luce
  • 4.1 Il culto solare nell’Antichità e il rapporto con il Cristianesimo
  • 4.2 I simboli dualistici: Sole e Luna nel pensiero teologico dei padri della Chiesa
  • 4.3 I legami tra l’osservazione del cielo e la liturgia nel Medioevo visti nell’opera De cursu stellarum ratio di Gregorio di Tours
  • 4.4 Le ragioni per cui la consuetudine di orientare un edificio sacro non è stata scritta
  • 4.5 Il significato di lumen e di lux nel Medioevo
  • 4.6 Vetro e luce
  • 4.7 Due concetti diversi sulla luce e sul suo significato
  • 4.8 ‘Direzione sacra’ e orientazione nella preghiera
  • 4.9 Orientazione dell’edificio sacro
  • 4.9.1 L’orientazione raccomandata dai padri della Chiesa e dagli eruditi Trascrizione, traduzione e interpretazione dei capitoli 4 e 5, parte De Electionibus del trattato Decem continens tractatus Astronomie di Guido Bonatus
  • 4.9.2 Orientazione occidentata
  • 4.10 Come si è persa la consuetudine dell’orientazione di un edificio sacro
  • 5. Conoscenze scientifiche e astronomiche nel Medioevo
  • 5.1 Osservazione del cielo
  • 5.2 Misura e scansione del tempo
  • 5.3 Conoscenza degli astri e il computo nel Medioevo
  • 5.4 La sfericità della terra e il sistema geocentrico
  • 5.5 L’arte agrimensoria e gli antichi strumenti per la topografia
  • 5.6 Antichi strumenti di osservazione della volta celeste e di misurazione del tempo
  • 5.7 L’astrolabio
  • Conclusione
  • Summary
  • Indice delle illustrazioni
  • Bibliografia
  • Appendice

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Ringraziamenti

Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuta durante questi tre anni di ricerca; in particolare un grande sentito grazie al direttore della Scuola dottorale interateneo di Ca’Foscari Venezia, il professor Giuseppe Barbieri e ai miei tutor, il professor Guido Zucconi dell’Università IUAV di Venezia e la professoressa Daniela Mondini dell’Università di Zurigo, che mi hanno guidata nella realizzazione di questo progetto con grande disponibilità e attenzione e che, assieme ai professori Georges Descoeudres e Carola Jaeggi di Zurigo, hanno seguito lo sviluppo di questo progetto in cotutela. Esprimo un grande sentimento di gratitudine per il contributo scientifico verso i professori Xavier Barral i Altet, visiting professor a Ca’ Foscari Venezia, Adriano Gaspani dell’INAF Milano e Manuela Incerti dell’Università degli Studi di Ferrara.

Ringrazio di cuore i monaci, i parroci e le guide degli edifici sacri, i quali mi hanno fornito importanti informazioni con i loro singolari racconti e che mi hanno aperto le chiese a volte anche prima dell’alba e dopo la chiusura serale; in particolare ringrazio l’abate Francesco G.B. Trolese dell’Abbazia di Santa Giustina di Padova; l’abate Joseph Roduit della chiesa abbaziale di Saint-Maurice d’Agaune; il priore padre Stefano della chiesa monastica di Santa Maria di Chiaravalle Milanese; il parroco Mauro Loi e il signor Antonio della chiesa monastica di Santa Maria a Morimondo; i custodi Anna e Piero della chiesa monastica di Santa Maria ad Abbadia Cerreto, Franca e Luigi; custodi della chiesa e foresteria di Sant’Albino a Mortara e Marina e Jorghe della basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello; il parroco Cesare Silva della chiesa di Santa Maria a Breme, lo storico locale Ermanno Gardinali di Robbio e lo studioso Giovanni Patrucchi di Mortara; il parroco don Anselmo della chiesa di San Martino a Siccomario; a Pavia il custode Renzo della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio e le suore della chiesa di Santa Maria in Betlem; il parroco Emilio Carrera della chiesa di San Lanfranco a Pavia; padre don Luigi dell’eremo di Sant’Alberto a Butrio; a Piacenza desidero ringraziare il parroco don Serafino del Duomo di Santa Maria Assunta e suor Giuliana della chiesa di San Donnino; i due parroci don Piero Coletto e don Mario Boggi della chiesa di San Colombano a Bobbio; padre Amedeo, priore della chiesa di Chiaravalle della Colomba ad Alseno; il parroco don Giovanni della chiesa di San Caprasio ad Aulla e lo storico Riccardo Boggi; il parroco don Evaristo della pieve di Santa Maria Assunta a Chianni e la studiosa Anna Giubbolini; i frati dell’Abbazia di Sant’Antimo a Castelnuovo dell’Abate; don Giuseppe e don Daniele dell’abbazia benedettina dei Santi Pietro e Andrea a Novalesa.

Desidero ringraziare i responsabili delle Biblioteche e degli Archivi di Stato per aver provveduto ai testi e alle informazioni indispensabili per la stesura della ricerca; particolarmente: frate Alberto Fanton della Pontificia Biblioteca Antoniana di Padova, Rainer Walter della Zentralbibliothek Zuerich, per i manoscritti; Jean-Pierre Voutaz de la Maison Hospitalière du Grand-St.-Bernard; il canonico Josef Sarbach des Archives du Chapitre de Sion; Manuela Lana della Biblioteca Civica Mestre; Omar Borettaz della Biblioteca Regionale di Aosta; Silvia Airoldi della Biblioteca comunale di Ivrea; Silvia Ciliberti della Biblioteca Provinciale Cappuccini di Torino; Mario Matto di Santhià; Cristina Colli e Antonella Ferrara della Biblioteca civica F. Pezza a Mortara; Donatella della Biblioteca Laudense; Dorella Spizzi della Biblioteca comunale “Anna Frank” di San Martino Siccomario; Maria Emanuela Salvione e il signor Izzo dell’Archivio di ← 15 | 16 → Stato di Pavia, Cecilia Magnani della Biblioteca comunale Passerini-Landi di Piacenza; la guida del museo del Duomo a Fidenza; Giovanna Schiappa del comune di Terenzo; Ernesto Bernini della Biblioteca di Traversetolo e lo studioso Pietro Bonardi di Parma; Manuela Balestracci del comune di Filattiera; Anna Baldi della Biblioteca di Camaiore; la Biblioteca di San Giovanni Leonardi a Diecimo; Walter Alberigi del Comune di Capannori; Francesca Pozzi della Biblioteca Fondazione Ragghianti a Treponzio; Mirella Liguori della Biblioteca comunale di Monteriggioni; Valeria Zanini dell’Osservatorio Astronomico di Padova; i due studiosi di meridiane Mario Arnaldi e Roberto Cappelletti; lo studioso Giandomenico Spinola del Museo Pio Clementino a Roma, infine Fernanda e Luigi Cesaroni per i loro preziosi suggerimenti.

Un indimenticabile ricordo degli ostelli e delle foresterie che hanno accolto me e mio marito in piena notte, arrivati stanchi e affamati da una tappa all’altra in questi rifugi: l’hotel Suisse a Bourg de St. Rhemy; l’ostello di Santa Maria in Betlem a Pavia; l’Antica Dimora S. Michele a Lomello; la parrocchia di San Martino in Valpromaro; l’ostello di Santa Maria al Castello di Monteriggioni e l’ostello della Cisa.

Un ringraziamento grande agli amici “tecnici”, che hanno sciolto ogni mio dubbio nelle diverse discipline, in particolare Ferdinando per il latino, Riccardo per i concetti sull’astronomia e Bruno per le istruzioni sull’uso del teodolite; alle amiche Alice, Francesca e Monica per il loro incoraggiamento e, con grande affetto, alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e a mio marito Luca che mi ha dato un prezioso insegnamento sul mondo dell’architettura e che è riuscito a fermarmi dopo i milleduecento chilometri percorsi lungo la Via Francigena.

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Préface
Xavier Barral i Altet
Université de Rennes 2, Università di Venezia Ca’Foscari

Dans le monde universitaire, les étudiants qui approchent un professeur pour lui demander la direction d’une thèse doctorale sont le plus souvent dépourvus d’un projet déjà structuré et d’une idée définitive sur la manière de le construire. Eva Spinazzè n’était pas de ceux-là. Lorsqu’elle entra dans mon bureau à l’Université de Venise, il a déjà quelques années, pour me proposer la supervision d’un sujet de doctorat, elle savait très bien quel était le but de sa recherche. Avec grande ténacité elle réussit à me convaincre, ainsi qu’aux autres professeurs qui l’acceptèrent au sein du doctorat de recherche de l’Université Ca’Foscari de Venise. C’est dire que le travail qui est publié aujourd’hui est le fruit non seulement de longues années de recherche, mais d’une sacrée détermination; une détermination qui a porté l’auteur vers de longues et patientes recherches, non seulement sur le terrain, en mesurant de nombreuses églises, mais également dans les archives et les bibliothèques à la recherche de ce que les hommes du Moyen Age pensaient de l’orientation des églises et des jeux de lumière qui pouvaient en dériver. Cette double approche fait toute l’originalité et la nouveauté de ce livre.

Beaucoup a été écrit sur l’orientation des églises au Moyen Age et je suis personnellement parmi les plus dubitatifs devant des explications symboliques pour telle ou telle déviation d’une partie d’un plan d’architecture. Eva Spinazzè le savait et elle a toujours voulu me convaincre de la validité de ses recherches. La bibliographie sur le symbolisme de l’architecture médiévale appartient à divers domaines de pensée. Parmi les questions générales, on doit mentionner celles abordées par Richard Krautheimer sur l’iconographie de l’architecture médiévale ou par Carol Heitz dans sa thèse sur l’architecture et la liturgie à l’époque carolingienne. Il s’agit d’approches qui mènent à des conclusions générales dont la portée est approximative et qui par conséquent ne soulèvent pas d’opposition. Je prends comme exemple l’abondante littérature sur les copies de la forme et du format de l’architecture de Saint-Sépulcre de Jérusalem en Occident. Rien à dire sur ces lignes d’approche qui réunissent des traditions historiographiques concrètes et qui n’ont pas prêté à de grandes controverses. On discutera, à la limite, dans certains cas, du modèle dont s’inspire la copie du plan circulaire : Saint-Sépulcre de Jérusalem ou plutôt, dans certains cas, le Panthéon de Rome après que le monument ait été transformé en église dédiée à la Vierge Marie. Un tournant a été marqué, en revanche, à partir de 1994, par les recherches et les publications générées par les études de Sible de Blaauw sur le culte et le décor dans les premières églises de Rome, dont une partie importante concerne des questions autour de la lumière. Pour la période médiévale, Paolo Piva a insisté sur ces problématiques – encore dans son récent ouvrage (2013) sur les églises à double abside opposée dans l’Italie médiévale – en cherchant à équilibrer davantage les observations, au-delà des fonctions liturgiques de l’architecture, vers la construction elle-même.

Une seconde ligne de recherche, de loin la plus soumise à discussion, concerne l’interprétation éventuelle que l’on pourrait déduire de certaines anomalies d’un plan ← 17 | 18 → architectural d’église ; le désaxement de l’abside par rapport à la nef, par exemple. On a mis souvent en relation ce fait concret avec le désaxement de la tête de Christ sur la croix par rapport à la verticalité du corps. Malheureusement, ce deuxième type d’approche a connu une assez grande fortune et a envahi, et continue de le faire, des pages et des pages de littérature qui s’adressent plus particulièrement à un grand public avide d’ésotérisme.

Etant moi-même, je le répète, très sceptique envers ce deuxième groupe d’études, j’ai observé l’évolution de la recherche d’Eva Spinazzè avec grande continuité et attention, lui fournissant des mises en garde constantes qui peuvent être résumées en rappelant qu’une petite église de campagne n’a pas les mêmes contraintes architecturales qu’une grande cathédrale urbaine, que les conditions géographiques et topographiques doivent toujours être prises en considération ou que nous devons essayer de mieux connaître ce qui est possible de connaître des instructions données par les commanditaires aux architectes de l’époque romane sur la volonté d’obtenir un résultat monumental déterminé.

A cette dernière question particulièrement difficile Spinazzè a voulu répondre en se plongeant dans la littérature médiévale, les traités d’astronomie et les sources sur chaque édifice étudié. La recherche entreprise implique une énorme ténacité et a nécessité dès le départ une limitation géographique. Simplement il n’était pas possible de mesurer toutes les églises sur un rayon géographique vaste. Le cadre choisi peut paraître arbitraire, mais il est le résultat d’une choix de l’auteur qui, à la place de considérer les limites d’un diocèse ou la géographie régionale d’un ordre religieux déterminé, a voulu prendre la « via Francigena ». Peu importe le choix, ce qui conte dans ce cas c’est la méthodologie : analyse comparative des architectures, approches historiques et étude de l’état des connaissances sur l’astronomie au Moyen Age. L’étude d’Eva Spinazzè cherche à comprendre les multiples questions dérivées du symbolisme que l’on peut attribuer à la lumière et à expliquer les moyens mis en place par les architectes par obtenir un certain résultat de l’orientation de la lumière qui pénètre dans l’édifice.

Il semble bien que les architectes des édifices religieux du Moyen Age aient été très attentifs dans chaque cas à orienter l’église en fonction de l’emplacement des ouvertures afin d’exalter le sens symbolique de la lumière dans des lieux particulièrement significatifs à l’intérieur de l’édifice sacré et à certains moments de l’année. Georges Duby avait résumé la théologie de la lumière dans l’édifice religieux gothique en évoquant la synthèse qui porte à définir Dieu comme Lumière. Dans ce livre, le lecteur trouvera des arguments pour défendre que les jeux de lumière qui pénètrent à différents moments de la journée dans l’édifice médiéval sont le résultat d’un projet architectural du constructeur ; un projet qui correspond à la mise en pratique d’une théologie de la lumière que les clercs du Moyen Age cherchaient à comprendre et à expliquer.

Rennes, le 8 décembre 2015

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Prefazione
Manuela Incerti
Università di Ferrara

Nel rapporto tra Architettura e il Cielo è possibile individuare tre diversi problemi di progettazione.

La prima riguarda l’allineamento degli edifici con punti visibili sull’orizzonte che coincidono con il sorgere o il tramonto di un corpo celeste (sole, i pianeti, le stelle e la luna) in date particolari dell’anno astronomico o liturgico per edifici sacri.

Il secondo concerne il rapporto tra forma planimetrica e altimetrica. Sono oggi noti molti “effetti di luce”, spesso con caratteristiche di ierofania, che in precisi giorni dell’anno, venivano utilizzati per catturare l’attenzione dell’osservatore, per affascinare e stupire.

Il terzo ambito, che riguarda una fase successiva a quella di progettazione e costruzione, interessa la posizione di immagini sacre ed elementi iconografici. È ragionevole ritenere che, anche diversi anni dopo il termine dei lavori, precisi punti dello spazio siano stati scelti, piuttosto che altri, per dipingere affreschi o porre sculture: grazie all’osservazione diretta era infatti possibile prevedere in che data e a che ora tali elementi sarebbero stati colpiti da un singolare raggio di luce.

Il rilievo, finalizzato ad analizzare le implicazioni astronomiche tra le geometrie della pianta e quelle dell’alzato, deve dedicare particolare attenzione all’identificazione degli aspetti morfologici e dimensionali di finestre e rosoni (aperti o chiusi), nonché alle caratteristiche delle superfici orizzontali e verticali.

Nel tempo ai metodi tradizionali (diretti e indiretti) si sono aggiunti strumenti e procedure integrate come il 3D laser scanner, integrato con stazione totale. Questi ultimi restituiscono le coordinate tridimensionali dei punti che possono essere utilizzate sia per realizzare un modello geometrico 3D, sia per i grafici bidimensionali (piante, sezioni e prospetti). La scelta degli strumenti e delle procedure per l’analisi del movimento della luce interna è determinata dal tipo di grafico posseduto.

Per gli antichi architetti, così come è descritto anche nell’ultimo capitolo di questo volume, era possibile determinare l’azimut al sorgere del sole in qualsiasi data, e anche le coordinate dell’astro al passare delle ore canoniche grazie all’astrolabio, all’analemma di Vitruvio e di Tolomeo. Usando questi e con l’aiuto di modelli in scala o, molto più semplicemente, di grafici molto essenziali, un buon architetto era in grado di scegliere il luogo esatto delle aperture capaci di creare effetti luminosi sorprendenti.

Al fine di identificare oggi la presenza di particolari eventi luminosi coincidenti con date importanti del calendario astronomico o liturgico, è necessario conoscere l’orientazione astronomica dell’edificio e utilizzare procedure di verifica diverse in relazione al tipo di grafico disponibile (bidimensionale o tridimensionale).

Nel caso di grafici bidimensionali per definire il percorso della macchia di luce sulle superfici (pavimenti o pareti) è di grande importanza il rilievo accurato delle finestre la cui forma geometrica consente l’ingresso dei raggi solari con modalità selettive. Oggi poi sono disponibili numerosi programmi utili per il calcolo dei calendari, delle effemeridi e anche per il tracciamento degli orologi solari (piani ← 19 | 20 → orizzontali, verticali, inclinati, superfici curve). Calcolando un orologio solare per ogni finestra (considerata come una sorta di foro gnomonico) è possibile sovrapporla ai grafici dell’edificio e controllare il percorso delle “macchie di luce” sul pavimento e sulle pareti, in tutti i giorni dell’anno e per tutta la durata del giorno diurno. Il procedimento, abbastanza lungo quando il numero delle aperture è elevato, consente tuttavia di verificare se un singolo elemento architettonico (per esempio la soglia della porta di accesso, l’altare o l’asse della chiesa) è illuminato da un singolare raggio di luce in una sola data grazie ad un’unica apertura, oppure in più date grazie a più finestre. In questo modo dunque è possibile evidenziare l’unicità e la straordinarietà di un evento luminoso in relazione al calendario astronomico o liturgico, così come la sua eventuale ricorrenza sporadica. In ogni caso è sempre necessario che la verifica visiva del fenomeno luminoso segua l’ipotesi fatta sugli elaborati grafici e sia documentata attraverso fotografie.

Nel caso di modelli tridimensionali è noto come tutti i più comuni software di rendering abbiano la capacità di calcolare l’illuminazione di un ambiente impostando coordinate geografiche, data, orario. L’immagine restituita è riferita a un singolo istante o a brevi intervalli di tempo qualora si producano dei video. Data la rigidezza e la puntualità dei dati di input e output, questa metodologia è particolarmente utile alla comunicazione dei risultati di uno studio archeoastronomico piuttosto che nella fase di ricerca di singolari e rari effetti luminosi. Il modello 3D è inoltre particolarmente efficace nel caso in cui alcune finestre siano state murate successivamente, oppure siano stati costruiti ostacoli (per esempio nuovi edifici) che impediscono l’ingresso della luce all’interno così come era in origine.

In ogni caso occorre sottolineare la necessità, sia nel caso di grafici bidimensionali che per i modelli 3D, che le qualità archeoastronomiche di un edificio siano decifrate esclusivamente attraverso un rilievo metrico rigoroso delle sue orientazioni, delle sue forme delle sue qualità geometriche. La natura primaria dell’architettura è quella di essere uno spazio tridimensionale che non può essere ridotto al livello orizzontale semplice. Per questo motivo, l'indagine archeoastronomica non può essere considerata completa e approfondita se limitata alla sola misura dell’orientazione planimetrica.

Con questo volume Eva Spinazzè indaga in modo completo e minuzioso sul complesso rapporto tra architettura sacra e conoscenze astronomiche sopra ricordate. Il suo lavoro si colloca in un ambito interdisciplinare consolidato ma in progressiva espansione, che negli ultimi 20 anni ha visto crescere l’attenzione e l’interesse non solo studiosi, ma anche degli enti proposti alla salvaguardia dei beni (si veda ad esempio l’iniziativa Astronomy and World Heritage dell’UNESCO), verso le caratteristiche luminose degli edifici sacri di età medioevale e verso le competenze tecniche e scientifiche che ne hanno supportato e consentito la realizzazione.

Si tratta di una ricerca storica di grande pregio sia perché circoscrive con scrupolosa precisione il contesto geografico (la via Francigena dalla Romandie alla Toscana) e il periodo temporale (X–XII secolo), sia per l’utilizzo rigoroso di metodi e strumenti della storia dell’architettura, dell’archeoastronomia e dell’astronomia culturale.

Il lavoro di ricerca storico-documentale, di rilievo e di analisi archeoastronomica dei 63 edifici costituisce un inedito contributo, decisamente importante e prezioso per l’ampliamento dei casi-studio esistenti, capace di fornire agli studiosi dati scientifici suscettibili di interpretazioni e letture critiche secondo logiche che possono essere sia sincretiche, sia analitiche. ← 20 | 21 →

Il volume “La luce nell’architettura sacra: spazio e orientazione nelle chiese del X–XII secolo tra Romandie e Toscana” di Eva Spinazzè, studiosa di grande talento, è senza dubbio un chiaro e fondamentale esempio di come deve essere condotta una ricerca di archeoastronomia e astronomia culturale, punto di riferimento per la conoscenza e la salvaguardia di tante complesse ed enigmatiche testimonianze materiali di profonde e sapienti culture medioevali. A lei il mio più vivo augurio per questo nuovo ed importante lavoro.

Ferrara, l’8 settembre 2015 ← 21 | 22 →

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Fig. 1. Percorso intrapreso dall’autrice sulla Via Francigena, 2012–2013, (es).

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Introduzione

Altitudinis firmamentum pulcritudo ejus est, species coeli in visione gloriae1”.

In una precedente ricerca di natura storica, architettonica e astronomica ho avuto modo di constatare che, in epoca medioevale nel Veneto, i Benedettini allineavano le loro chiese monastiche sulla base di un ben determinato criterio legato ai fenomeni astronomici2. Dati simili sono emersi in un altro mio studio su Venezia e sulla Laguna, dove ho potuto riscontrare che la quasi totalità delle chiese di origine medioevale, sia parrocchiali, sia appartenenti a diversi ordini religiosi, seguivano lo stesso criterio3. Con il presente studio ← 29 | 30 → intendo allargare lo sguardo verso altre aree e regioni geografiche, sia dell’Italia che d’Oltralpe, nei diversi contesti territoriali, di aperta campagna, di montagna, di valle, di città e di luoghi isolati, e nelle diverse culture e tradizioni. Ero particolarmente interessata ad indagare se anche al di fuori del Veneto fosse stata diffusamente applicata la tradizione dell’orientazione, tramandata dal mondo orientale al mondo romano.

Nello specifico ho preso in esame le architetture sacre appartenenti al X–XII secolo, edificate lungo l’itinerario della Via Francigena descritto da Sigerico, partendo dalla Romandie e arrivando nel Sud della Toscana, attraverso i cantoni Vaud e Valais e le regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Rispetto a uno studio “orizzontale”, quale quello seguito nei saggi sopra citati, dove prevale una certa omogeneità di storia, di pensiero e di tradizione, la modalità di ricerca geograficamente “verticale” di questo studio mi ha fatto incontrare edifici sacri con storie, tradizioni, tipologie costruttive e materiali molto diversi; essa risulta più complessa, ancorché più interessante, in quanto è rivolta verso orientamenti culturali differenti e prende in esame numerose tipologie di edifici sacri in base alla loro funzione, come la pieve con il suo battistero e cimitero, la chiesa parrocchiale, la chiesa monastica, la chiesa di campagna, la cattedrale con la sede vescovile, la collegiata e gli oratori. Volutamente ho analizzato tutti i tipi architettonici con un’impronta romanica incontrati lungo il percorso, per verificare se questa prassi veniva applicata soltanto nelle strutture sacre di maggiore importanza oppure solo da parte di un certo ordine religioso come poteva essere quello Benedettino. I risultati ottenuti invece dimostrano una chiara intenzione da parte dei costruttori di allineare tutte le varie tipologie di edifici sacri, seguendo l’osservazione del Sole e di altri astri. Attorno ad alcune di queste strutture religiose, nel tempo, si sono sviluppati dei nuclei abitati; in altri casi invece la struttura è rimasta isolata; un terzo caso è rappresentato dagli edifici sacri costruiti in città già esistenti. Su questa via le architetture sacre sono risultate interessanti non solo per la varietà di tipologia e per il lessico architettonico regionale, ma anche per la loro collocazione in un paesaggio spesso collinare o addirittura montuoso che ha reso la ricerca ancora più avvincente.

Ho costruito un itinerario attraverso le tappe dell’arcivescovo Sigerico lungo la Via Francigena, fissate nel suo diario di viaggio alla fine del X secolo, per avere dei punti di riferimento4. Sigerico percorse le sue tappe partendo da Roma per rientrare a Canterbury, io invece ho percorso l’itinerario da Nord a Sud per rievocare le stesse impressioni che potevano avere avuto i pellegrini diretti a Roma. Infatti questo cammino5 per tutto il Medioevo fu un’arteria vitale di pellegrinaggio e di ← 30 | 31 → comunicazione, importante per la vita economica, sociale, religiosa e per l’interscambio culturale tra i paesi nordici (Gran Bretagna, Francia, Svizzera) e l’Italia, dove affluivano genti, merci, traffici di culture e lingue diverse. Pertanto lungo questa via, formatasi sulle rovine del sistema stradale romano, furono costruite molte architetture sacre e strutture di accoglienza per i viaggiatori, in luoghi che distavano uno dall’altro circa un giorno di cammino.

Solo pochi borghi oggi esistono, mantenendo ancora le chiese che Sigerico avrebbe potuto vedere e dove avrebbe potuto sostare6 e anche per questo motivo ho ritenuto di allargare l’analisi ai due secoli successivi, includendo edifici che hanno ancora oggi mantenuto il loro linguaggio architettonico originario, e così anche per includere le fondamentali testimonianze cistercensi. La scelta di analizzare gli edifici sacri lungo la Via Francigena è motivata dalla presenza di ancora numerose identità architettoniche isolate nel territorio, rimaste intatte da secoli, dove su alcune delle quali è stato possibile anche verificare il percorso della luce che penetrava al loro interno attraverso le aperture originali7, potendo quindi ricostruire il messaggio che i costruttori medioevali volevano forse trasmettere. Queste architetture sacre mostrano non solo singole caratteristiche, ma presentano un’omogeneità temporale, essendo state costruite o ricostruite in un arco di tempo molto ristretto, che permette di leggere e confrontare anche una uniformità di idee costruttive, così come nell’orientazione e nella simbologia cristologica della luce8.

Ho affrontato e approfondito le implicazioni teologiche relative alle consuetudini legate ai riti e celebrazioni liturgiche, poiché esse hanno principalmente condizionato la struttura di un edificio sacro, assieme ad altri fattori come la funzione che doveva avere la chiesa e la sua destinazione, cioè a chi voleva rivolgersi9: ne è risultato che si pregava rivolti verso il Sole nascente, visto come Cristo, e si cantava ai vesperi come ringraziamento per la giornata trascorsa.

Ho cercato pertanto di dimostrare che, durante il Medioevo, esisteva una tradizione nell’orientare gli edifici sacri verso un punto preciso sull’orizzonte dove sorgeva o tramontava il Sole o un altro astro, in una data significativa dal punto di vista astronomico o religioso, come agli equinozi e ai solstizi oppure a una delle feste dedicate a Maria, o al santo patrono della chiesa. Per arrivare a questa dimostrazione ho ricercato ← 31 | 32 → e studiato il pensiero dei padri della Chiesa, dai cui testi emerge l’importanza che si dava soprattutto al Sole e alla Luna, visti simbolicamente come Cristo e Maria. Nelle fonti antiche, in particolare in questi scritti, non è indicato esplicitamente come doveva essere orientato un edificio sacro, se non nelle poche indicazioni che prescrivevano di allineare la costruzione sulla linea equinoziale10.

Per arrivare a dimostrare che esisteva una tradizione dell’orientazione, ho studiato le conoscenze astronomiche che si avevano durante il Medioevo attraverso diversi manoscritti, anche inediti, e numerosi passi letterari, che dimostrano l’esistenza di una continua prassi nell’osservazione del cielo.

Nei mesi di permanenza in Svizzera presso l’Università di Zurigo, per l’iniziativa del Ministero degli Esteri (da settembre 2012 a luglio 2013), ho avuto la possibilità di condurre ulteriori ricerche nelle varie biblioteche della città, dove ho trovato svariate fonti utili per la mia ricerca: studi prevalentemente sulla liturgia di fine Ottocento e Novecento, dove vengono discussi vivacemente i temi dell’orientazione negli edifici sacri. Altre fonti trovate sono i diari di viaggio dei pellegrini che nel Medioevo percorrevano vari itinerari partendo dai paesi nordici per arrivare prima a Roma e poi in Terra Santa; in essi vengono descritti il viaggio e alcuni edifici sacri, dimostrando come questi viaggianti assorbirono idee e conoscenze costruttive che al loro ritorno permisero di edificare altre architetture sacre nel proprio luogo di origine applicando i diversi linguaggi appresi durante il lungo itinerario.

Forse la fonte più significativa che ho trovato a Zurigo è un manoscritto inedito (ms. Car. C 172) di argomento astronomico, conservato nella Handschriftenabteilung Zentralbibliothek della città, attribuito a Hermannus Contractus (1013–1054) dal titolo De nominibus stellarum in astrolabium et locis earum e risalente alla prima metà dell’XI secolo, dove l’autore descrive l’astrolabio, introdotto in Europa in quei decenni, uno strumento che permette di determinare tra l’altro la posizione di un astro, la sua altezza angolare e le ore del sorgere e del tramontare di un corpo celeste. Un tema importante per questa ricerca, che ha permesso di evidenziare le conoscenze astronomiche che si avevano a quell’epoca nell’Occidente e fondamentale per dimostrare che i costruttori potevano possedere queste conoscenze per poi applicarle alle costruzioni sacre e soprattutto per posizionare le aperture in modo tale da guidare la luce verso punti precisi in certe date. La trascrizione e la traduzione di quest’opera mi ha consentito inoltre di approfondire la conoscenza di questo strumento e di sviluppare il tema sull’osservazione del cielo, attraverso il confronto di questo manoscritto con altre opere di età medioevale come quelle di Gerbert d’Aurillac (Opera Mathematica 972–1003) e di Geoffrey Chaucer (The Treatise on the Astrolabe). Inoltre attraverso ulteriori ricerche condotte in Italia alla ricerca di altre testimonianze sull’argomento, frequentando varie biblioteche monastiche, ho avuto il modo di trovare nella Biblioteca Antoniana a Padova un altro manoscritto (Ms. I-27, Miscellanea), consultato da numerosi studiosi, ma rimasto ad oggi inedito, una miscellanea risalente al secolo IX, che contiene vari scritti (Hrabanus Maurus, Liber de computo; Isidorus, Etymologiae; Anonimus, Interrogationes et responsa ← 32 | 33 → varia; Macrobius, Liber Saturnalium; Anatolius Alexander, Canon Paschalis; Beda, Cicli Lunari; Beda, Liber de Computo; Canones lunarium decennovalium cirulorum e altri) di argomento liturgico e astronomico con temi attinenti specialmente al computus sulla Pasqua. Si tratta di un concetto importante per dedurre le conoscenze astronomiche, poiché, per esempio, per calcolare il giorno della Pasqua si doveva osservare e conoscere il ciclo del Sole e della Luna con le sue fasi, sapere quando avveniva l’equinozio e conoscere la durata dell’anno solare e del mese lunare. In tutto il Medioevo questo tema era fonte di discussioni instancabili specialmente per il motivo che il Calendario Giuliano a causa della sua deviazione rispetto all’anno solare cresceva di secolo in secolo11 e non corrispondeva più con il calendario astronomico.

Per comprendere a fondo il contenuto di queste opere complesse, le ho trascritte e tradotte e questo mi ha poi consentito di interpretarle. I risultati si sono dimostrati molto utili per questo studio sotto vari aspetti: per individuare le chiese con una probabile orientazione al giorno della Pasqua, per la consuetudine di scrutare il cielo e per attestare le conoscenze che si avevano a quell’epoca.

Un’altra fonte, inedita ancora in lingua italiana, è stata il De Astronomia libri decem (1276) di Guido Bonatti, astronomo vissuto nel Duecento. Analizzando la sua opera nell’edizione a stampa del 1506, conservata al Museo Correr Venezia, ho scoperto due capitoli nei quali l’astronomo fornisce precise indicazioni su come orientare edifici di uso civile ed edifici sacri, considerando non solo la posizione del Sole e della Luna ma anche degli altri pianeti. E’ un testo considerevole che dimostra la consuetudine di orientare le costruzioni seguendo precisi criteri derivanti dall’osservazione del cielo; pertanto ho trascritto, tradotto e interpretato anche questi due capitoli, sui quali recentemente è stato pubblicato un mio articolo12.

Un altro documento di grande rilevanza, trovato durante la ricerca delle fonti nelle varie biblioteche, che mi ha consentito di approfondire lo studio delle vicende storiche che hanno portato alla correzione del Calendario Giuliano, è stata l’opera di Raimondo Annibale dal titolo Per stabilire l’Equinottio, la quantità dell’anno, et conservar lungamente la Pasqua al suo vero luogo, et tempo, stampata a Venezia nel febbraio 1579 e conservata nella Biblioteca Nazionale Marciana. Attraverso questo trattato, di cui ho fornito un’interpretazione per la prima volta, ho avuto una testimonianza diretta di uno scienziato che sviluppò questi complessi argomenti sullo sfasamento del Calendario Giuliano, proprio alcuni anni prima della sua definitiva correzione attraverso l’introduzione del Calendario Gregoriano (1582).

Per lo studio del cielo, così come veniva visto nel Medioevo da parte dei monaci e per comprendere che cosa e per quali motivi si scrutava la volta celeste, si è dimostrato fondamentale l’approfondimento del manoscritto De cursu stellarum ratio, opera del vescovo Gregorio di Tours (VI secolo) risalente all’VIII secolo. Questo trattato, proveniente da Montecassino, oggi conservato nella Staatsbibliothek Bamberg (Msc. Patr. 61) e di cui esiste soltanto una trascrizione ottocentesca, è stato già da me parzialmente studiato nella precedente ricerca durante la tesi specialistica, ma in occasione di questo progetto l’ho interamente tradotto e interpretato, cogliendo nuovi aspetti essenziali ← 33 | 34 → per dimostrare quanto era diffusa e accurata l’osservazione del cielo fra i monaci medioevali per lo svolgimento dell’Ufficio Divino13.

Questi manoscritti di grande importanza, rimasti inediti e qui studiati, trascritti, tradotti e interpretati14, illustrano come era diffuso l’argomento cosmologico e come erano conosciute le leggi astronomiche durante tutto il Medioevo e attraverso di essi si può apprendere che cosa si osservava nel cielo e per quale scopo, inoltre come si individuavano le stelle, per esempio utilizzando l’astrolabio.

Per ciascun edificio sacro ho cercato inoltre di mettere in luce la storia iniziale per mezzo delle fonti15, come gli atti di fondazione, le cronache degli ultimi quattro secoli e gli studi recenti. Infine ho esaminato sul luogo tutti questi sessantatré edifici sacri, eseguendo il relativo rilievo topografico georeferenziato, che mi ha permesso, attraverso i calcoli archeoastronomici, di individuarne l’orientazione e interpretarne il significato.

Le principali difficoltà si sono forse dimostrate proprio nella trascrizione, traduzione e interpretazione delle fonti di epoca medioevale sull’argomento astronomico, per la maggior parte rimaste inedite. Inoltre, soprattutto nelle città e borghi, dove gli edifici oggi risultano inglobati nel tessuto urbano, il rilievo era particolarmente complesso per i ristretti spazi che si avevano a disposizione. Complessa è stata anche la parte logistica, vista l’estensione dell’itinerario, unita al numero degli edifici sacri studiati. Il presente lavoro è il risultato di uno studio scientifico e interdisciplinare, che ha coinvolto principalmente la storia, l’architettura, l’astronomia, oltre che aspetti teologico-liturgici.

Per una iniziale ricognizione ho percorso da Nord a Sud il tratto della Via di Francigena da me sviluppato, una prima volta a piedi e una seconda volta con l’attrezzatura necessaria per il rilievo topografico georeferenziato. Ogni edificio incontrato presenta un proprio linguaggio, una propria originale espressione storico-architettonica, conseguenza talvolta di un cambiamento fluido e graduale da un linguaggio architettonico all’altro, in cui le varie influenze stilistiche sembrano legarsi tra loro. Infatti i linguaggi artistico-architettonici si sono trasmessi da un’area geografica ad un’altra, viaggiando anche assieme ai monaci itineranti; in particolare si ricordano san Colombano (c. 543–615) e san Bernardo (c. 1090–1153), i quali diffusero, per la realizzazione degli edifici di culto, nuovi modelli, linguaggi e tecniche costruttive, applicati e adattati alla tradizione locale16. Gli edifici sacri rilevati evidenziano ancora oggi, anche se talvolta con poche tracce, il linguaggio caratteristico del periodo romanico dei secoli X–XII, che ← 34 | 35 → convive spesso con le forme architettoniche successive (gotico, tardo rinascimentale, barocco, neoclassico). E’ da tenere inoltre in considerazione che nell’Ottocento, a volte anche nel Novecento, numerosi edifici, sono stati riportati nella forma originale, in un periodo storico in cui si andava affermando un pensiero che promoveva il recupero dell’arte e dell’architettura nelle linee romaniche e gotiche.

Durante il cammino ho attraversato due valichi, uno alpino (al confine fra la Svizzera e l’Italia, il Gran San Bernardo) e uno appenninico (al confine tra le regioni dell’Emilia e della Toscana, il passo della Cisa). Mentre nell’area alpina il linguaggio architettonico è omogeneo, così non è nell’area appenninica; la differenza nel cambiamento del lessico architettonico si nota passando dall’area lombardo-emiliana alla Toscana, fino ad arrivare a Lucca. Gran parte delle differenze stilistiche sono dovute all’utilizzo dei materiali locali: i mattoni, impiegati nelle vicinanze di cave di argilla presenti nelle aree pianeggianti della Lombardia e dell’Emilia, caratterizzano con il gioco degli archetti ciechi, delle cornici e delle lesene, le architetture sacre della Lomellina17 e anche in parte delle città di Piacenza18 e Pavia19; le pietre, i sassi, i ciottoli sono elementi prevalenti nelle costruzioni delle aree montane e fluviali come in Svizzera a Romainmôtier, Saint-Saphorin e Saint-Maurice e in Valle d’Aosta; il marmo qualifica l’alta Toscana, soprattutto nelle città della Lunigiana20 ed a Lucca; la pietra tufacea di natura vulcanica21 di colore giallino e la pietra calcarea distinguono prevalentemente le costruzioni nel centro e nel Sud della Toscana, per esempio a Chianni, Cellole, Abbadia Isola, Sant’Antimo. Infine in alcuni edifici si nota anche l’utilizzo di una mescolanza di materiali quali la pietra arenaria di colore grigio e il mattone, come nei casi della chiesa di San Michele a Pavia, del Duomo a Piacenza e della chiesa di San Donnino a Fidenza22.

Per quanto riguarda lo studio dell’orientazione degli edifici, in tutti i casi analizzati ho considerato per primo l’assetto morfologico dell’area circostante e gli eventuali antichi assi viari. In un secondo momento, ho verificato l’esistenza di una correlazione tra il sorgere o il tramontare del Sole in determinati giorni e l’allineamento di ciascun edificio sacro. Al fine di rendere fondati i risultati dell’analisi archeoastronomica, ho effettuato uno studio approfondito della storia delle architetture sacre oggetto della ricerca, sia per risalire alla loro forma e collocazione originaria, anche attraverso l’utilizzazione dei rapporti di scavo archeologico (dove sono stati eseguiti), sia per verificare l’autenticità dei singoli elementi architettonici, ← 35 | 36 → soprattutto delle murature e delle aperture (monofore, bifore, oculi, rosoni). Infatti, le architetture sacre non sono quasi mai riconducibili ad un’unica fase costruttiva, in quanto frutto di innumerevoli interventi che si sono sovrapposti nei secoli ed è pertanto indispensabile riconoscere, analizzare e distinguere con speciale attenzione le fasi successive rispetto a quelle iniziali. Una gran parte di queste architetture furono edificate su costruzioni precedenti: martirium, edifici paleocristiani, templi pagani oppure su edifici altomedioevali. Chiese di prima fondazione di epoca romanica23 sono state riscontrate nelle costruzioni cistercensi e in altri isolati casi, come nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Bollengo.

La ricerca è stata ulteriormente approfondita rilevando e analizzando alcuni battisteri con piscina: uno presente nel chiostro abbaziale di Saint-Maurice e l’altro affiancato alla chiesa di Santa Maria Maggiore a Lomello. Il primo ha messo in evidenza una rara tipologia di orientazione della vasca battesimale, poiché è allineata su due percorsi: per la discesa da Occidente e per la risalita verso Oriente; il secondo mostra un interessante allineamento in relazione alla chiesa adiacente.

Alcuni casi trattati in questo studio non dimostrano un risultato chiaro, anche per mancanza di dati storici sull’origine dell’edificio o di analisi archeologiche, e per queste poche strutture sacre l’ipotesi rimane vaga e incerta24. Per individuare un allineamento astronomico si poteva ricorrere anche a procedimenti molto semplici, già conosciuti in epoca preistorica, basati sull’uso di una mira tra due o più pali oppure sull’ombra proiettata da un gnomone25, ma non sempre si avevano conoscenze sufficienti per calcolare e guidare su un punto specifico il fascio della luce all’interno della chiesa o calcolare il punto del sorgere o del tramontare del Sole dietro la montagna sull’orizzonte astronomico; inoltre occorre tener presente che non sempre per il committente poteva essere determinante scegliere una certa orientazione della chiesa.

Ho rilevato tuttavia che in gran parte delle architetture sacre lungo questo percorso è stata ricercata e voluta dai costruttori e dai monaci una ben determinata orientazione. Questa tradizione costruttiva era legata a una serie di fattori culturali, di tradizioni e di pratiche liturgiche, come ad esempio la festa pasquale che determina la scansione dell’anno liturgico. Inoltre in certi casi26 ho potuto evidenziare come il fascio di luce illuminava all’interno dell’edificio, e in qualche chiese illumina ← 36 | 37 → ancora oggi, dei punti importanti come l’altare, l’entrata, il catino absidale o anche affreschi su pilastri o muri, in date significative dal punto di vista liturgico e astronomico. E’ da sottolineare che in questa ricerca non si è cercata aprioristicamente un’ipotesi; essa è stata dettata dal valore della declinazione derivante dall’azimut di ciascun edificio, declinazione che ha permesso poi di risalire ai giorni del sorgere o tramontare del Sole o di un altro astro, riferiti all’epoca di fondazione della chiesa. Tali dati scientifici sono stati successivamente messi in correlazione e incrociati con la storia iniziale dell’edificio di culto.

Inoltre non mi sono concentrata su un unico caso studio o su una selezione di edifici sacri, né ho preso in considerazione solo una piccola parte del percorso, poiché i risultati avrebbero potuto essere interpretati come un fatto casuale. Ma, attraverso l’analisi di tutte le architetture sacre incontrate nell’itinerario della Via Francigena dalla Romandie fino alla parte meridionale della Toscana, costruite o ricostruite tra il X e il XII secolo, ho inteso dimostrare la diffusione della tradizione versus solem orientem et solis occasum, cioè l’intenzione da parte dei costruttori di orientare e di allineare gli edifici verso ben definiti punti sull’orizzonte, e questa prassi è da considerare come il risultato del profondo legame tra l’uomo del Medioevo e la volta celeste. Si deve immaginare un’epoca dove l’assenza di luci artificiali permetteva di vedere distintamente gli astri e dove non esisteva l’orologio meccanico che tolse e fece perdere questo rapporto con il cielo visto come un orologio e un indicatore stagionale.

La lunga storia di queste costruzioni, segnate da distruzioni totali o parziali, riedificazioni e restauri, e contraddistinte da molteplici influssi di culture e linguaggi architettonici diversi che si intersecano e si sovrappongono, ha reso complessa la lettura della loro architettura. Non sempre è stato possibile reperire dati sull’origine di ogni edificio, nonostante abbia cercato i documenti scritti relativi alla fondazione e alle vicende storiche e costruttive di ogni edificio di culto, documenti rari e spesso difficilmente recuperabili, consultabili presso le biblioteche, archivi di Stato e diocesani, comuni e parrocchie dei singoli luoghi. In alcuni casi, gli scavi archeologici, le cronache del Settecento e Ottocento, i rari atti di fondazione hanno rappresentato gli unici materiali disponibili per la ricostruzione storica dei primi secoli degli edifici. Più frequenti sono invece le fonti dove è indicata la data relativa alla cerimonia della consacrazione della chiesa. Inoltre i lunghi tempi di costruzione, caratteristici del periodo medioevale, molte volte determinavano variazioni nelle tecniche costruttive nonché l’uso di differenti materiali; le maestranze che si susseguivano, spesso provenienti da diverse aree geografiche, portavano una propria cultura sul modo di edificare; infine la mescolanza di materiali utilizzati e il reimpiego di materiali di spoglio, come colonne, capitelli, bassorilievi, hanno accentuato la complessità di lettura degli edifici sacri. Ma si è sempre cercato di svolgere nel modo più accurato l’indagine, in particolar modo riferita al periodo di fondazione e alle successive trasformazioni di ogni edificio, nella prospettiva di addivenire a una determinazione il più possibile attendibile sulla sua orientazione27.

Nell’indagine relativa ad ogni architettura sacra sono stati esaminati tre aspetti fondamentali: la descrizione del luogo dove sorse l’edificio, l’inquadramento storico all’epoca della prima fondazione comprese le notizie agiografiche sul santo di dedicazione, l’analisi architettonica con una descrizione critica e analitica di ciascun ← 37 | 38 → edificio unita, dove è stato possibile, ad una comparazione con altri edifici. Questo metodo di ricerca ha consentito di conoscere la disposizione delle fondazioni degli antichi edifici di culto e di evidenziare gli elementi decorativi e artistici, di classificarli territorialmente e cronologicamente28. Infine per ciascuna costruzione è stato sviluppato l’aspetto dell’analisi archeoastronomica sull’orientazione e in alcuni casi, dove le aperture sono ancora nelle forme e nelle posizioni originali, è stato proposto lo studio della luce all’interno dell’edificio con la relativa interpretazione simbolica29. Per ottenere un certo fenomeno luminoso, i costruttori avevano quattro parametri da controllare e da coordinare: l’azimut dell’asse della chiesa, l’azimut e l’altezza del Sole durante il suo percorso annuale e durante il giorno, la posizione e le dimensioni delle aperture nonché la lunghezza dell’edificio e delle sue singole parti. Per diciotto chiese sul totale di sessantatré ho calcolato, oltre all’azimut dell’asse, anche l’azimut e le altezze angolari del fascio di luce che attraversava le monofore originali (o ripristinate), misurando le altezze delle aperture dal pavimento e le loro dimensioni, così come le strombature (dove presenti) e lo spessore della muratura. Ho considerato inoltre l’assetto originario dell’edificio, verificando la quota interna del livello del pavimento: se rialzato o abbassato, se erano presenti gradini di accesso alla chiesa e alla zona presbiteriale e naturalmente misurando l’altezza del presbiterio. Nei casi in cui non era possibile misurare direttamente le aperture, si sono determinate le varie altezze utilizzando il telemetro a laser o la stazione topografica30. Un altro strumento che può essere utilizzato per rilevare edifici o qualsiasi oggetto tridimensionale è il laser scanner; esso consente di ottenere, con una metodologia innovativa, un disegno ad alta definizione e precisione, per esempio della facciata o dell’area absidale di una chiesa, ottenendo in tal modo le dimensioni e la posizione delle aperture in un modo veloce31. Inoltre, questo studio ← 38 | 39 → sulla luce ha comportato naturalmente anche il rilevamento del profilo montuoso (se presente) nelle direzioni delle aperture.

La sequenza metodologica che permette di determinare i punti verso i quali il Sole, la Luna o un altro astro sorgevano o tramontavano in linea con l’asse della chiesa, inizia con il calcolo del Nord astronomico, poi dell’orientazione dell’edificio sacro, che è l’angolo orizzontale (azimut) tra il Nord astronomico e dell’asse dell’edificio; successivamente si calcola la declinazione che è l’angolo verticale tra il piano equatoriale e l’astro, sia sull’orizzonte astronomico che sull’orizzonte locale e infine con le effemeridi si determinano le date per il sorgere e il tramontare dell’astro. Volendo poi approfondire il tema della luce si devono osservare i due moti apparenti del Sole: il movimento orizzontale e il movimento verticale che sono misurati con l’azimut (angolo orizzontale) e con l’altezza angolare (angolo verticale). I risultati relativi al percorso della luce derivano pertanto sempre dalla combinazione dei due moti del Sole, tenendo presente che la sua altezza angolare varia in base al giorno dell’anno, all’ora del giorno e alla latitudine del luogo32.

Non esistono pubblicazioni scientifiche sull’orientazione delle architetture sacre trattate in questo studio, tranne che per quella di Chiaravalle della Colomba ad Alseno, studiata dall’architetto Manuela Incerti, che però si basa su una diversa metodologia di indagine33.

Non è mai stato studiato e misurato con rilievi topografici georeferenziati un così grande numero di architetture sacre, mettendole poi a confronto dal punto di vista dell’orientazione e anche per la loro espressione architettonica34.

Nei calcoli ho considerato tutti gli aspetti che possono influire nella determinazione della declinazione dell’astro, come la latitudine, la rifrazione, l’eventuale depressione sull’orizzonte o la presenza di un profilo montuoso35, parametri che devono essere considerati, poiché portano a un risultato più preciso, e quindi a un campo di interpretazione più stretto. Il rilievo topografico georeferenziato è stato eseguito con lo scopo di tradurre graficamente quegli elementi fondamentali che consentono poi il calcolo dell’orientazione dell’edificio stesso, cioè l’asse della chiesa, la facciata e i lati, se liberi da altre costruzioni. Questa misurazione è stata completata con un rilievo metrico, ← 39 | 40 → passaggio necessario per determinare la sagoma perimetrale del corpo dell’edificio sacro. Pertanto, più precisa e accurata è la determinazione dell’orientazione di un edificio, più motivata risulterà l’ipotesi sui legami che potevano sussistere tra architettura sacra e volta celeste.

Anche la rappresentazione grafica presenta una novità, dove lo schema del rilievo topografico fornito dalla stazione totale è stato sovrapposto e collimato alle piante dei singoli edifici36, per avere una visione globale sulla disposizione della struttura e sull’allineamento di eventuali preesistenti edifici. I risultati degli allineamenti sono i dati nuovi che questa ricerca porta e da questi si è risalito alla determinazione dei giorni in cui sorgeva e tramontava l’astro sia sull’orizzonte astronomico, sia su quello locale37, così come poi alle interpretazioni di questi risultati che devono tener conto della storia di ciascun edificio sacro.

Sulla base di una accurata indagine storica, architettonica e liturgica, nel presente saggio vengono discusse tutte le orientazioni delle chiese incontrate. In diversi casi, per lo stesso edificio sacro sono state sviluppate più ipotesi verosimili con la storia della chiesa e con le feste liturgiche.

Per ciascun edificio sono state inoltre realizzate due schede contenenti tutti i dati raccolti. Nella prima scheda sono stati inseriti i dati relativi al rilievo topografico georeferenziato (per le sessantatré chiese e per due battisteri), inoltre per alcuni casi studio si è ricostruito il percorso della luce all’interno dell’edificio sacro, in più vengono fornite altre importanti informazioni, quali le coordinate geografiche, la mappa di localizzazione dell’edificio sacro, l’altitudine, l’azimut, la declinazione calcolata sia sull’orizzonte astronomico (o.a.)38 che sull’orizzonte locale (o.l.)39 e infine l’errore angolare relativo alla misura dell’azimut40 e la data di rilievo.

In ogni scheda è stato riportato, attraverso un codice grafico (crocette) e una numerazione progressiva, il rilievo topografico georeferenziato41 eseguito con l’uso della stazione totale e il GPS42. Nella restituzione grafica si sono evidenziati i punti battuti ← 40 | 41 → sui singoli edifici e le stazioni dove veniva posizionato il teodolite e il GPS43. Al rilievo topografico sono state sovrapposte, in trasparenza e poi collimate, le piante di ogni singola architettura per avere i riferimenti architettonici dimensionali e proporzionali dell’edificio, cioè una rappresentazione planimetrica completa, da mettere a confronto poi con il rilievo topografico georeferenziato. La posizione e la dimensione delle aperture sono state misurate con la stazione totale e con l’asta metrica graduata o con il telemetro a laser. Si è notato che negli studi storici consultati non si fornisce quasi mai un riferimento georeferenziato sulla posizione dell’edificio e che nei pochi casi in cui la direzione del Nord è presente, essa risulta quasi sempre imprecisa; in tal modo l’edificio rimane isolato dallo spazio circostante e decontestualizzato.

Nella seconda scheda sono inserite le foto riprese durante i sopralluoghi, le date ricavate con le effemeridi secondo il Calendario Giuliano in uso durante tutto il Medioevo, date collegate agli allineamenti astronomici trovati per ciascuna chiesa44 per il secolo di presunta costruzione dell’edificio45. Nel testo e in questa scheda si fa riferimento alle vere date in cui accadevano i fenomeni astronomici degli equinozi e dei solstizi46; pertanto nelle schede, corrispondenti alle declinazioni ricavate, si trovano i giorni in cui il Sole (o un altro astro) era allineato con l’asse della chiesa nel epoca della presunta fondazione, sia sull’orizzonte astronomico che su quello locale. Inoltre ho indicato separatamente i giorni di sfasamento rispetto al Calendario Gregoriano, che è il calendario tutt’oggi utilizzato.

La bibliografia è suddivisa per argomento e, a sua volta, in fonti e in studi critici; le indicazioni bibliografiche per gli edifici sacri analizzati si trovano all’interno sotto i titoli “Fonti e cronache sulla storia delle singole architetture sacre analizzate” e “Studi critici sulla storia delle singole chiese analizzate”. La bibliografia comprende soltanto le opere più significative, effettivamente discusse e citate, che sono risultate determinanti per questo studio, dalle quali si possono attingere più vasti riferimenti alla storiografia della materia trattata.

Da queste analisi incrociate tra le testimonianze scritte e i risultati dei rilievi topografici, ho potuto dedurre che lo spazio liturgico è stato molto spesso adattato alle leggi che guidano il movimento degli astri e questo emerge in modo ancora più evidente essendo riferito a un elevato numero di edifici religiosi; il che fa diminuire di molto la probabilità di un’orientazione casuale.

Con questa ricerca ho cercato di trasmettere al lettore una nuova visione dell’architettura sacra medioevale. ← 41 | 42 →

Immagine I.

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1 Libro dell’Ecclesiastico, XLIII 1, in Antonio Martini, Vecchio Testamento secondo la volgata tradotto in lingua italiana, Stamperia arcivescovile, Firenze, 1784, tomo XII, p. 482.
“Il firmamento rappresenta la bellezza della sua altezza, nella visione del cielo si vede la gloria (del Creatore)”.

2 Su singole chiese esistono alcuni studi dell’orientazione con l’applicazione di metodologie accurate, ma poche ricerche sono state sviluppate su gruppi di architetture sacre. Studi affini sulla comprensione degli allineamenti di edifici sacri di epoca medioevale, che hanno utilizzato tuttavia un’altra metodologia di indagine, sono quelli di: GIUSEPPE GEROLA, L’orientazione delle chiese in Ravenna antica, «Rivista del R. Istituto d’Archeologia e Storia dell’Arte (RIASA)», ed. Poligrafico dello Stato, Roma, 1936, anno V, fasc. III, pp. 242–266; egli determinò l’azimut con l’uso della bussola. C.J.P. Cave, The orientation of churches, «The Antiquaries Journal», Oxford University Press, London, 1950, vol. XXX, pp. 47–51; egli misurò l’azimut di 642 chiese inglesi con la bussola, non ottenendo però alcun valore significativo, poiché troppo imprecisa la sua metodologia. HUGH BENSON, Church orientations and patronal festivals, «The Antiquaries Journal», Oxford University Press, London, 1956, vol. XXXVI, pp. 205–217; egli riesaminò lo studio di Cave applicando un metodo più accurato rovesciando i suoi risultati (si veda cap. 3.7. di questo studio). I vari lavori eseguiti dall’astronomo Giuliano Romano sono fra i primi ad essere stati svolti in modo preciso e accurato, in particolare nelle misurazioni dell’orientazione degli edifici sacri medievali a Treviso: GIULIANO ROMANO, Alcune osservazioni sull’orientamento delle chiese medioevali e moderne entro la cinta muraria di Treviso, «Rivista di Archeologia», RdA, 1985, Anno IX, pp. 56–58; e sulle chiese antiche di Vicenza assieme allo studioso Riccardo Trevisan: Uno studio sull’orientamento di alcune chiese antiche nel Vicentino, «Odeo Olimpico», Accademia olimpica, Vicenza, XXI, 1991–1994, pp. 241–251. RUDOLF ECKSTEIN, Die Ostung unserer mittelalterlichen Kirchen bis zur Reformation Luthers, St. Ottilien, 1990; egli cercò di dimostrare che certe chiese medioevali di Norimberga e di Bamberga sono orientate con il sorgere del Sole alla ricorrenza del patrono della chiesa. Nel mio primo studio ho trattato 23 chiese monastiche benedettine risalenti al Medioevo, si veda EVA SPINAZZÈ, Luce ed Orientazione nelle Abbazie Benedettine Altomedioevali e Medioevali nel Veneto, Università Ca’Foscari Venezia, Tesi di Laurea specialistica in Archeologia Medioevale, anno accademico 2007/2008, pubblicata con il titolo Luce e canto incisi nelle pietre. Allineamenti astronomici delle chiese monastiche benedettine medioevali nel Veneto, Cleup, Padova, 2015.

3 Sono stati individuati oltre ottanta edifici sacri di epoca medioevale ancora oggi presenti (anche parzialmente conservati). Si veda EVA SPINAZZÈ, PAOLO MORONI, Rilievi topografici per uno studio archeoastronomico sulle architetture sacre di origine medioevale a Venezia, «Geocentro», 2011, Novembre-Dicembre, n. 18, pp. 36–53 (rilievi topografici georeferenziati eseguiti con l’aiuto di una classe V dell’Istituto Tecnico “A. Palladio” di Treviso).

4 Tappe dell’itinerario di Sigerico dove sono ancora presenti edifici sacri del X–XII secolo: Saint-Maurice (tappa n. LI-Sce Maurici); Aosta (tappa XLVII-Agusta); Ivrea (tappa XLV-Everi); Santhià (tappa XLIV-Sca Agath); Pavia (tappa XLI-Pamphica); Piacenza (tappa XXXVIII-Placentia); San Donnino Fidenza (tappa XXXVI-Sce Domnine); Fornovo di Taro (tappa XXXIV-Philemangenur); Berceto (tappa XXXIII-Sce Moderanne); Aulla (tappa XXX-Aguilla); Camaiore (tappa XXVII-Campmajor); Lucca (tappa XXVI-Luca); Chianni (tappa XX-Sce Maria glan); San Gimignano (tappa XIX-Sce Gemiane); Abbadia Isola a Monteriggioni (tappa XVI-Burgenove). Agli edifici sacri presenti in queste tappe ne sono stati aggiunti e studiati altri in posizione intermedia tra una tappa e l’altra; per un totale di sessantatré edifici sacri analizzati. Si vedano le schede n. 1–n. 63.

5 La Via Francigena non si sviluppava su un unico tracciato, ma si trattava di un fascio di percorsi, scelti in base al tipo di viaggio, in relazione alle condizioni ambientali e alle vicende storiche del momento. Essa partiva da Canterbury, attraversava la Francia e la Svizzera, per arrivare alle Alpi, al colle del Gran San Bernardo, poi dalla Valle d’Aosta si scendeva verso gli Appennini passando per Piemonte e Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, per raggiungere Roma, su un percorso di circa milleseicento chilometri. Da qui si poteva proseguire fino ai porti della Puglia per arrivare poi nella Terra Santa. E’ una via chpe si collegava agli altri due principali percorsi di pellegrinaggio dell’epoca medioevale: verso Santiago de Compostela e verso Gerusalemme.

6 Esempi di borghi con le relative chiese che l’arcivescovo avrebbe dovuto vedere sono: Chiesa di San Moderanno a Berceto (scheda n. 42); Abbadia Isola a Monteriggioni (scheda n. 61); pieve di Santo Stefano a Sorano (scheda n. 43).

7 Si sono considerate anche le aperture che sono state ripristinate nelle loro forme medioevali.

8 Sulla terminologia della luce e sulla luce in architettura si veda MARTIN WALLRAFF, Licht, in Reallexikon fuer Antike und Christentum, Anton Hiersemann, Stuttgart, 2010, Band XXIII, pp. 100–137.

9 PAOLO PIVA, Lo ‘spazio liturgico’: architettura, arredo, iconografia (secoli IV–XII), in Architettura medievale. La pietra e la figura, Jaca Book, Milano, 2008, pp. 222–223.

10 Le fonti nelle quali si possono trovare indicazioni relative all’orientazione di un edificio sacro sono: Clemente Alessandrino, Stromati (II secolo); Costituzioni Apostoliche (IV secolo), Testamentum domini Nostri Jesu Christi (IV/V secolo), Isidoro, Etymologiae (VI/VII secolo), Giovanni Beleth, Rationali divinorum officiorum (XII secolo), Carlo Borromeo, Instructionum fabricae et supellectiliis ecclesiasticae (XVI secolo). Si veda capitolo 4.9.1: L’orientazione raccomandata dai padri della Chiesa e dagli eruditi.

11 Si trattava di un errore di circa 11 minuti all’anno e questo comportava un ritardo di un giorno circa ogni 128 anni.

12 EVA SPINAZZÈ, La consuetudine medioevale nell’orientazione degli edifici sacri secondo il trattato di Guido Bonatti, in Atti dell’Accademia “San Marco” di Pordenone, Pordenone, 2014, n. 16, pp. 521–570.

13 In corso di pubblicazione è il mio studio su questo trattato.

14 La maggior parte dei manoscritti studiati di argomento astronomico e liturgico erano di non semplice lettura, presentando tematiche e terminologie complesse.

15 Le traduzioni presenti nel testo sono state eseguite da parte mia, tranne per quelle specificamente indicate.

16 Un’altra testimonianza di scambio culturale si ha, oltre che dai reperti archeologici, anche dai manoscritti conservati nelle numerose abbazie in Italia e oltralpe, che viaggiavano anche essi assieme ai monaci. Inoltre l’iconografia appresa dalle miniature presenti soprattutto nei libri insulari si riscontra nell’arte longobarda e in quella romanica. Uno studio che ha evidenziato il contatto e lo scambio tra le culture irlandese e italiana, è quello di BARBARA GRAVIANI, Il monastero di San Colombano a Bobbio: crocevia tra Irlanda e Italia, «Archivum Bobiense», Bobbio, 1998, pp. 113, 121–124. Uno studio sugli itinerari percorsi dai monaci d’Oltralpe e in particolare dagli irlandesi è stato sviluppato da ALESSANDRO ZIRONI, Il monastero longobardo di Bobbio, Crocevia di uomini, manoscritti e culture, Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, Spoleto, 2004.

17 Chiese di: Santa Maria Maggiore e San Michele a Lomello (schede n. 17 e 18), San Pietro e San Valeriano a Robbio (schede n. 12 e 13), Sant’Albino a Mortara (scheda n. 14).

18 Chiese di: Sant’Antonino (scheda n. 34), San Donnino (scheda n. 33), Santa Brigida (scheda n. 31), Santa Eufemia (scheda n. 32).

19 Chiese di: San Teodoro (scheda n. 27), San Lanfranco (scheda n. 29), San Pietro Ciel d’Oro (scheda n. 24), Santa Maria in Betlem (scheda n. 28).

20 In Lunigiana si trovano anche la pietra e i ciottoli impiegati negli edifici sacri, soprattutto quelli in prossimità di corsi d’acqua, come a Filattiera e ad Aulla.

21 La bassa Toscana confinante con il Lazio è un’area di origine vulcanica. L’attuale lago di Bolsena è il cratere ostruito e allagato di un antico vulcano spento, situato poco distante dagli ultimi edifici sacri rilevati.

22 Per approfondimenti sui materiali utilizzati per le costruzioni presenti nelle città di Italia si veda l’opera di FRANCESCO RODOLICO, Le pietre delle città d’Italia, Le Monnier, Firenze, 1953, pp. 44–47 (Aosta), pp. 81–84 (Dalle Alpi centrali alla Pianura Padana), pp. 125–138 (Milano), pp. 147–155 (Pavia, Piacenza), pp. 259–277 (Antiappennino Toscano, Lucca).

23 Il termine romanico è stato usato in questo studio nel senso di classificare il tempo storico in un periodo approssimativo, tra il X e il XII secolo.

24 I casi che presentano una probabilità più bassa (3 su 63) sono riportati nei capitoli 3.12 e 3.13: chiesa di San Martino a Strove (scheda n. 59); chiesa di Santa Maria Assunta a Monteriggioni (scheda n. 60); Collegiata di Sant’Agata a Santhià (scheda n. 11).

25 Si vedano i capitoli 4 e 5.

26 Lo studio della luce è stato trattato nei seguenti edifici sacri: San Martino ad Arnad (scheda n. 8); Santi Pietro e Paolo a Pessano (scheda n. 10); San Pietro a Robbio (scheda n. 12); Santa Maria a Morimondo (scheda n. 19); Santa Maria a Chiaravalle Milanese (scheda n. 20); Santa Maria a Cerreto (scheda n. 21); San Martino a Siccomario (scheda n. 22); San Pietro in Ciel d’oro a Pavia (scheda n. 24); San Michele Maggiore a Pavia (scheda n. 25); San Teodoro a Pavia (scheda n. 27); Santa Maria Assunta a Piacenza (scheda n. 35); Santa Maria a Chiaravalle della Colomba ad Alseno (scheda n. 38); pieve di Santo Stefano a Filattiera (scheda n. 43); badia di San Pietro a Camaiore (scheda n. 45); pieve di Santa Maria Assunta a Diecimo (scheda n. 46); pieve di Santa Maria Assunta a Chianni (scheda n. 56); Abbadia Isola a Monteriggioni (scheda n. 61); chiesa monastica di Sant’Antimo a Castelnuovo dell’Abate (scheda n. 62).

27 Molti studi pubblicati su questi edifici sono centrati sulla storia e sull’architettura dell’età rinascimentale e seguenti e anche sulle sculture o sugli affreschi postmedioevali, aspetti che non saranno affrontati in questa ricerca, se non per accenni marginali.

28 Per esempio nell’area alpina non appaiono né la decorazione con cornice di denti di sega, né gli archetti ciechi sul profilo sotto la copertura.

Details

Pages
950
Year
2016
ISBN (PDF)
9783653060393
ISBN (ePUB)
9783653957006
ISBN (MOBI)
9783653956993
ISBN (Softcover)
9783631668382
DOI
10.3726/978-3-653-06039-3
Language
Italian
Publication date
2016 (February)
Keywords
allineamenti architetture medioevali Via Francigena simbologia
Published
Frankfurt am Main, Berlin, Bern, Bruxelles, New York, Oxford, Wien, 2016. 950 p., 114 ill. a colori, 4 ill. b/n

Biographical notes

Eva Spinazzè (Author)

Eva Spinazzè, nata a Zurigo in una famiglia di artisti, arriva a Venezia nel 1999 dove consegue due lauree magistrali, in Lettere indirizzo storico-artistico e in Archeologia Medioevale. Prosegue con il dottorato in Storia delle Arti, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, presso l’Università Ca’Foscari e IUAV a Venezia, in cotutela con l’Università di Zurigo.

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Title: La luce nell’architettura sacra: spazio e orientazione nelle chiese del X–XII secolo - tra «Romandie» e Toscana