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Studi Pergolesiani / Pergolesi Studies

by Francesco Cotticelli (Volume editor) Paologiovanni Maione (Volume editor)
Edited Collection 797 Pages

Summary

Il libro raccoglie gli atti del convegno internazionale Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, tenutosi a Napoli nel Gennaio del 2010 nell’ambito delle celebrazioni per i 300 anni della nascita di Pergolesi. Il volume esplora l’epoca e il contesto in cui fiorì il genio di Pergolesi in prospettiva interdisciplinare. Particolare rilievo ha la ricerca archivistico-documentaria: oltre 10000 notizie inedite sulla vita teatrale e musicale a Napoli nel primo Settecento sono riportate alla luce e permettono una nuova ricostruzione storica di quella stagione.
The book contains the proceedings of the conference Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, held in Naples in January 2010 as part of the celebrations for the 300th anniversary of Pergolesi’s birth. Based on an interdisciplinary perspective, it provides insight into the time and context in which Pergolesi’s genius flourished. Special emphasis is placed upon archival research: over 10000 unpublished documents about the musical and theatrical life in Naples in the early 18th century are brought to light, so as to offer a new historical reconstruction of that age.

Table Of Contents

  • Copertina
  • Titolo
  • Copyright
  • Questa edizione in formato eBook può essere citata
  • Indice
  • Prefazione
  • Fonti documentarie per l’età pergolesiana
  • Cultura e politica a Napoli nel primo Settecento
  • Illusione prospettica e immagine pittorica. La scenografia del primo Settecento
  • Voci del tragico nel Viceregno austriaco. G. Gravina, A. Marchese, S. Pansuti
  • Da La fede tradita e vendicata a Il prigionier superbo: notazioni metriche sull’aria, in ‘viaggio’ per un remake pergolesiano
  • La questione degli elementi stilistici napoletani nell’Adriano in Siria
  • Profilo melodico e fraseologia nelle arie di Giovanni Battista Pergolesi e Leonardo Leo. I drammi seri
  • Le serve padrone (1708-1733)
  • Napoli 1724: lo Sagliemmanco riconosciuto
  • «Io v’era frate». Sorelle e fratelli innamorati tra Pergolesi e Hasse
  • Religione e religiosità a Napoli nel primo Settecento
  • Antecedenti pergolesiani nei drammi sacri di Giovanni Fischetti
  • Gli esordi di Pergolesi, allievo del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, come compositore di oratori e drammi sacri
  • Musica contro i terremoti: sulle celebrazioni per Sant’Emidio
  • La cantata a Napoli al tempo di Pergolesi
  • La dimensione drammatica in alcune cantate di Pergolesi
  • «Esistevano in Napoli quattro Licei, fra noi detti Conservatorj». Formazione musicale e «armonica carriera» nella testimonianza di Giuseppe Sigismondo
  • Gli schemi di partimento in alcune composizioni sacre di Pergolesi: modelli, materiali e trasformazioni
  • Una raccolta di solfeggi di Giovanni Battista Pergolesi (I-Nc Rari 1.6.29/4, olim 18.3/21)
  • I molti enigmi delle sonate per violino di Porpora
  • Il ‘mito Pergolesi’ nella trattatistica musicale del Settecento
  • Vinci, Pergolesi and music criticism of the late Settecento
  • Fortuna e ricezione pergolesiana nella Napoli dell’Ottocento
  • La versione di Mastriani. Pergolesi tra biografia e leggenda
  • «Mostruoso a vedere un Pergolesi coi baffi». 1857: il mito in scena tra Milano (Solera – Ronchetti Monteviti) e Napoli (Quercia – Serrao)
  • Le carte degli antichi banchi e il panorama musicale e teatrale della Napoli di primo Settecento (1726-1736): la musica sacra
  • Le carte degli antichi banchi e il panorama musicale e teatrale della Napoli di primo Settecento (1726-1736): musica nei chiostri femminili
  • Le carte degli antichi banchi e il panorama musicale e teatrale della Napoli di primo Settecento (1726-1736): il Teatro di San Bartolomeo
  • Le carte degli antichi banchi e il panorama musicale e teatrale della Napoli di primo Settecento (1726-1736): la scena della commedeja pe museca
  • Le carte degli antichi banchi e il panorama musicale e teatrale della Napoli di primo Settecento (1726-1736): il teatro istrionico
  • L’arte di costruir strumenti musicali a Napoli al tempo di Pergolesi. Un’indagine organologica attraverso polizze e fedi di credito

Francesco Cotticelli, Paologiovanni Maione

Prefazione

Vedono la luce gli atti del convegno internazionale «Sopra il gusto moderno»: civiltà musicale a Napoli nell’età di Pergolesi, promosso dalla Fondazione Pergolesi Spontini e organizzato in collaborazione e con il contributo della Fondazione “Pietà de’ Turchini” – Centro di Musica Antica di Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano – Intesa Sanpaolo, Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli, Comune di Pozzuoli.

Nel primo incontro di studi delle Celebrazioni Nazionali per il terzo centenario della nascita di Giovanni Battista Pergolesi, che ha avviato una serie di riflessioni sulla sua figura nelle relazioni che illuminano la breve ma intensa stagione dei suoi capolavori (con tappe a Milano, Roma, Dresda, Tokyo, Vienna e – naturalmente – Jesi) si sono approfondite, in una prospettiva pluri- e interdisciplinare, le conoscenze sull’ambiente e sul contesto culturale in cui fiorì l’opera del grande musicista. Pergolesi si formò a Napoli ed ebbe l’opportunità di entrare in contatto con una raffinatissima civiltà dello spettacolo, segnata da un vivace dibattito politico, istituzionale, ideologico, drammaturgico.

I saggi contenuti in questo volume esplorano i molteplici volti di una capitale, la cui vitalità ebbe forti ripercussioni sul giovane talento jesino, chiamato a misurarsi con generi collaudati, committenti esigenti e accorti, un sistema teatrale complesso e in rapida evoluzione che costituiva una mèta per molti artisti e intellettuali europei.

Nella ricostruzione del “mito pergolesiano” e del suo rapporto con la civiltà musicale napoletana, si incrociano analisi di storia del diritto e dell’economia, di pittura, scultura, urbanistica e architettura, di vicende del costume e delle istituzioni locali, accanto a perlustrazioni nei territori della letteratura, della scienza, della filosofia e della sensibilità religiosa coeve.

Un approfondimento è riservato, inoltre, ai compositori che operarono intorno a Pergolesi nonché alla formazione tra scuole, palazzi e sale che egli ricevette in una stagione breve ma intensa. Si presentano in questa sede i risultati della ricerca promossa e finanziata dalla Fondazione Pergolesi Spontini sui materiali di interesse teatrale e musicali del periodo ← 9 | 10 → 1726-1736 tratti dai giornali di cassa degli antichi banchi custoditi presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli. Il poderoso spoglio – arricchitosi nel frattempo anche della schedatura dell’anno 1737 – è reso accessibile dal CD allegato, mentre alcuni contributi provano a restituire uno spaccato del ricchissimo milieu napoletano partendo dalla lettura e dall’analisi delle polizze secondo criteri tematici. L’investigazione – come è già stato riconosciuto nei precedenti volumi della serie – ha permesso di ridefinire forme e contorni del fenomeno musicale dell’epoca, incoraggiando a rivedere interpretazioni sociologiche, questioni di prassi esecutiva, attribuzioni e meccanismi di produzione e gestione dello show business.

Ai lettori lasciamo il compito (e, speriamo, il piacere) di immergersi in questa vivacissima realtà settecentesca e di costruirsi i propri percorsi di indagine. Il nostro augurio è che l’incontro ideale che abbiamo voluto realizzare in queste pagine fra diverse generazioni di studiosi, gli “interlocutori” di Francesco Degrada e i giovani formatisi ai suoi insegnamenti e alle sue inesauribili curiosità, si collochi nel solco del suo altissimo magistero.

Francesco Cotticelli, Paologiovanni Maione
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Convegno internazionale
«Sopra il gusto moderno»: civiltà musicale a Napoli nell’età di Pergolesi
Napoli, 28-31 gennaio 2010

Programma

Giovedì 28 gennaio 2010

ore 15.00
Napoli, Centro di Musica Antica “Pietà de’ Turchini” Chiesa di Santa Caterina da Siena

Indirizzi di saluto:
William Graziosi, Amministratore Delegato della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
Vincenzo De Vivo, Consulente Scientifico della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
Marco Rossi, Presidente del Centro di Musica Antica “Pietà de’ Turchini”
Federica Castaldo, Direttore del Centro di Musica Antica “Pietà de’ Turchini”

presiede Renato Di Benedetto

Imma Ascione, Fonti per l’età pergolesiana
Elvira Chiosi, Cultura e politica a Napoli nella prima metà del Settecento
Beatrice Alfonzetti, La voce del tragico nel Viceregno asburgico
Roberta Turchi, Le serve padrone
Maria Ida Biggi, Illusione prospettica e immagine pittorica. La scenografia del primo Settecento
Roberto De Simone, Pergolesi in Olimpiade

Venerdì 29 gennaio 2010

ore 9.30

Napoli, Teatro di San Carlo
Indirizzi di saluto:

Gianni Tangucci, Consulente Artistico del Teatro di San Carlo di Napoli e Direttore Artistico della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi

presiede Claudio Toscani

Giuliana Boccadamo, Religiosità a Napoli nel Settecento
Ausilia Magaudda-Danilo Costantini, Il dramma sacro nel Regno di Napoli: antecedenti pergolesiani
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Gaetano Pitarresi, Gli esordi di Pergolesi, allievo del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, come autore di oratori e drammi sacri
Claudio Bacciagaluppi, Musica contro i terremoti: sulle celebrazioni per S. Emidio
Teresa M. Gialdroni, La cantata a Napoli negli anni di Pergolesi
Antonio Caroccia, La dimensione drammatica in alcune cantate di Pergolesi

ore 15.00
Pozzuoli, Rione Terra
(Palazzo Migliaresi)

Indirizzi di saluto:
Pasquale Giacobbe, Sindaco di Pozzuoli

presiede Franco Piperno

Le carte degli antichi banchi e il panorama musicale e teatrale della Napoli di primo Settecento: 1726-1736
(progetto e cura di Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione)

Marina Marino, La musica sacra
Angela Fiore, Musica nei chiostri femminili
Kelly Lidiane Gallo, La committenza privata
Carla Ardito, Il Teatro di San Bartolomeo
Paologiovanni Maione, Le scene della commedia
Francesco Cotticelli, Il teatro istrionico

Francesco Nocerino, L’arte di costruir strumenti musicali a Napoli al tempo di Pergolesi. Un’indagine organologica attraverso polizze e fedi di credito

Sabato 30 gennaio 2010

ore 9.30
Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano

Sede museale di Intesa Sanpaolo

presiede Marina Mayrhofer

Rosa Cafiero, «Esistevano in Napoli quattro Licei, fra noi detti Conservatorj»:
formazione musicale e «Armonica carriera» nell’età di Pergolesi

Giorgio Sanguinetti, Imparare la composizione attraverso l’improvvisazione.
I partimenti di Greco e Durante

Paolo Sullo, Una raccolta di solfeggi di Giovanni Battista Pergolesi (I-Nc 18.3/21 olim Rari 1.6.29/4)
Angela Romagnoli, Il ruolo di Francesco Mancini nell’elaborazione
di uno stile ‘moderno’ alla napoletana

Stefano Aresi, Nicola Porpora, l’autoimprestito e il paradigma del gusto:
antico, moderno, nuovo, napoletano, italiano, francese

Cesare Fertonani, I molti enigmi delle sonate per violino di Porpora
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ore 15.00
Napoli, Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano

presiede Francesco Cotticelli

Robert Lang, La questione degli elementi stilistici napoletani nell’“Adriano in Siria”
Lorenzo Mattei, Il “mito Pergolesi” nella trattatistica musicale del Settecento
Kurt Markstrom, Vinci, Pergolesi e la critica musicale del tardo Settecento
Francesca Seller, Fortuna e ricezione pergolesiana nella Napoli dell’Ottocento
Loredana Palma, La versione di Mastriani. Pergolesi tra biografia e leggenda
Lucio Tufano, «Mostruoso a vedere un Pergolesi coi baffi». Serrao, Ronchetti Monteviti e il mito in scena (1857)

ore 21.00
Napoli, Villa Pignatelli

Lieto così, affetti napoletani di primo Settecento
Concerto in occasione dei 300 anni della nascita di Pergolesi

Musiche di J.A. Hasse, N. Porpora, G.B. Pergolesi, L. Leo, D. Gallo

Simone Kermes soprano
Claudio Osele concertatore
Ensemble Le Musiche Nove

Domenica 31 Gennaio 2010

ore 9.30
Napoli, Centro di Musica Antica “Pietà de’ Turchini” Chiesa di Santa Caterina da Siena

presiede Paologiovanni Maione

Vincenzo Dolla, Da “La fede tradita e vendicata” a “Il prigionier superbo”: un “remake” per la musica di Pergolesi
Rosy Candiani, Napoli 1724: lo “Sagliemmanco” riconosciuto
Raffaele Mellace, «Io v’era frate»: sorelle e fratelli innamorati tra Pergolesi e Hasse
Mario Armellini, Tiranni spietati e principesse oppresse: scene madri al San Bartolomeo, nell “Ernelinda” di Vinci (1726) e ne “Il prigionier superbo” di Pergolesi (1733)
Roberto Scoccimarro, Profilo melodico e fraseologia nelle arie di Giovanni Battista Pergolesi e Leonardo Leo. I drammi seri
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Imma Ascione

Fonti documentarie per l’età pergolesiana

Una prima riflessione in margine alle fonti documentarie per lo studio della storia della musica e del teatro in età pergolesiana riguarda gli strumenti per la ricerca che lo studioso ha attualmente a disposizione. Infatti, per intraprendere un lavoro di ricognizione delle fonti all’interno di grandi complessi archivistici è indispensabile innanzitutto il ricorso alle “guide generali”.

L’Italia attualmente dispone di un doppio sistema di orientamento. Il primo, creato in origine in forma cartacea, è costituito dalla Guida generale degli Archivi di Stato italiani, ora consultabile anche sul web, all’indirizzo www.archivi.beniculturali.it. Il secondo strumento, in formato digitale, è il SAN, nuovo portale dell’amministrazione archivistica, che unifica il SIAS (Sistema Informativo degli Archivi di Stato), dedicato alla documentazione conservata negli Archivi dello Stato, e il SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche), relativo alla documentazione vigilata.

Per quanto riguarda la realtà napoletana, le distruzioni che colpirono l’Archivio di Stato soprattutto durante la seconda guerra mondiale modificarono profondamente l’assetto rispecchiato dalla guida del Trinchera, pubblicata nel 1872.1 A distanza di poco più di un secolo venne quindi redatta la guida della Mazzoleni, che forniva un quadro aggiornato dello stato dei fondi archivistici napoletani.2 Attualmente l’Archivio di Stato di Napoli non partecipa al SIAS, ma è dotato di un proprio sito web indipendente (www.archiviodistatonapoli.it). ← 15 | 16 →

Le fonti bibliografiche e documentarie per la storia del teatro e dello spettacolo a Napoli sono state oggetto di vari lavori e tentativi di sintesi, sia con pubblicazioni specifiche, sia mediante siti web dedicati. In particolare vorrei ricordare il convegno sul tema Fonti d’archivio per la storia della musica e dello spettacolo a Napoli tra XVI e XVIII secolo, i cui atti furono pubblicati nel 2001 a cura di Paologiovanni Maione.3

Un altro utile strumento è costituito dal portale <http://cir.campania. beniculturali.it/archividiteatronapoli/atn/biblioteca_digitale/biblioteche. html> che riunisce alcune tra le principali istituzioni napoletane impegnate nella valorizzazione delle fonti per la storia del teatro.

Per il periodo che qui interessa maggiormente, ossia quello che a Napoli coincise con il Viceregno austriaco (1707-1734), l’Archivio di Stato è il luogo dove si conserva forse il maggior numero di documenti sulla storia della musica e del teatro, ancora oggi in parte inediti e sconosciuti. Ciò avviene perché lo Stato fu sempre molto attento a vigilare sugli spettacoli, nei quali identificava da un lato un potenziale pericolo per l’immediatezza e l’incontrollabilità della comunicazione diretta con un ampio pubblico, dall’altro un formidabile strumento di potere.

Fino al 1734 e alla nascita del regno indipendente, il controllo statale sui teatri fu appannaggio diretto dei Viceré (nominati prima del 1707 da Madrid e successivamente da Vienna), i quali ne delegavano le funzioni all’Uditore generale dell’esercito, competente fra l’altro sull’ordine pubblico della capitale. Non sono ancora del tutto chiare le modalità e le procedure seguite da questa autorità nell’espletamento delle sue mansioni. Sappiamo che presentava relazione del proprio operato alla Segreteria di guerra del Viceré ed è appunto attraverso questo canale che veniamo a conoscenza di molte fra le problematiche inerenti a teatri e spettacoli. Nell’Ottocento l’archivio dei Viceré, per quanto già in parte depauperato, contava più di quattromila cinquecento unità archivistiche tra volumi, buste, fasci di documenti. Secondo Trinchera, «la storia genuina del vice­reame può giovarsi non poco di carte di tal fatta»,4 che però per le notevoli difficoltà di consultazione «potevano sicuramente riguardarsi» come «del ← 16 | 17 → tutto inedite».5 La distruzione avvenuta durante la seconda guerra mondiale e lo scarso interesse dimostrato durante i decenni ad essa precedenti dalla storiografia per questo straordinario fondo archivistico, hanno causato l’impossibilità di attingere ad una fondamentale fonte documentaria. Solo il paziente lavoro condotto vent’anni fa da Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione negli Affari diversi, un insieme disorganico di memoriali, provvedimenti, suppliche, biglietti, lettere di varia natura, indirizzati all’autorità vicereale e filtrati attraverso le sue Segreterie, ha consentito di riannodare le fila di una conoscenza perduta e di attribuire alle Segreterie vicereali un’ampia competenza in campo teatrale e musicale.6 È tra queste carte che sono state rinvenute alcune lettere di Alessandro Scarlatti, nella sua qualità di maestro della Real Cappella, oltre ad un imprecisato numero di suppliche rivolte da musicisti, cantanti, attori, impresari teatrali, noti e meno noti, per le più diverse ragioni, ma con una netta prevalenza di quelle economiche. Le richieste di denaro ci conducono verso un altro fondo dell’Archivio di Stato di Napoli, la Tesoreria generale, dove nella serie Scrivania di Razione sono stati rinvenuti numerosi pagamenti a musici della Cappella reale, analoghi a quelli delle Cedole di Tesoreria, che però abbracciano l’intero arco cronologico del XVIII secolo.

L’attenzione dei Viceré austriaci per le pubbliche rappresentazioni apparve subito ai napoletani molto più diretta e penetrante di quella dei loro predecessori spagnoli, che ne avevano delegato ogni cura al Consiglio Collaterale. Tracce della competenza del Collaterale si ritrovano nella documentazione prodotta da quest’organo, che ebbe durante tutto il Viceregno una straordinaria rilevanza politica e istituzionale. Una fonte documentaria di grande interesse, che ci permette di conoscere a fondo gli argomenti di cui si occupava il Consiglio, sono i cosiddetti Notamenti, ossia i verbali delle sedute, in cui venivano trascritti non solo gli argomenti all’ordine del giorno, ma i pareri dei singoli consiglieri, detti Reggenti. Di grandissimo rilievo sono soprattutto i verbali relativi al periodo austriaco, ed in particolare quelli degli anni 1725-1733, quando i Notamenti furono redatti da un segretario di qualità, il letterato e giurista Niccolò Fraggianni, il quale, nei nove ← 17 | 18 → anni del suo incarico, compilò ben diciotto ampi tomi, fondamentali per la comprensione della realtà sociale e politica della capitale, che era – non dimentichiamolo – la Napoli di Vico e di Giannone, oltre che di Pergolesi.7

Il controllo vicereale non si limitava agli spettacoli laici: si estendeva alla musica sacra mediante l’attenzione costante rivolta alla Real Cappella. Di quest’ultima era responsabile il Cappellano maggiore, che si occupava dei difficili rapporti della corona napoletana con la Santa Sede. Anche l’archivio del Cappellano maggiore costituisce un fondo documentario dell’Archivio di Stato di Napoli, di sicuro rilievo per la storia della musica sacra. La serie Statuti e congregazioni contiene le regole delle corporazioni dei musici e di «artisti» legati al mondo musicale, analizzate in diversi articoli da Dinko Fabris,8 Marta Columbro ed Eloisa Intini,9 Ausilia Magaudda e Danilo Costantini.10 La serie Consulte e relazioni riporta notizie relative a maestri e musici della Real Cappella che, come l’Università degli Studi, era affidata alle cure del Cappellano; la serie Diversi (fs. 1161) contiene le piante di servizio dei musici per gli anni 1707-1708, esaminate da Ralf Krause nel suo articolo sui documenti per la storia della Real Cappella di Napoli nella prima metà del Settecento.11

L’arrivo a Napoli di Carlo e la conquista del Regno meridionale da parte dei Borbone determinarono notevoli mutamenti nell’assetto isti­tuzionale, che finirono col ripercuotersi anche sulla gestione pubblica dell’intrattenimento musicale e teatrale. La presenza di un vero sovrano e della sua corte stimolò il gusto per il divertimento dell’aristocrazia partenopea e avviò un processo imitativo che moltiplicò le occasioni, incrementando anche quel mecenatismo privato, che per alcune nobili famiglie, ← 18 | 19 → come i Carafa di Maddaloni, costituiva da tempo una tradizione. L’archivio privato di questa famiglia è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, ma non si è rivelato di grande interesse per la storia della musica e del teatro. Si è ipotizzato quindi che quella pervenuta all’Archivio di Stato sia solo una parte del fondo originario, che doveva essere molto più ampio e articolato. Il ruolo dei Carafa come mecenati e protettori di Pergolesi è ben conosciuto grazie, tra l’altro, agli studi di Magaudda e Costantini sulla vita musicale nel Regno di Napoli al tempo di Pergolesi.12 Mi permetto inoltre di rimandare al mio Contributo alla storia della fortuna di Pergolesi: il giudizio di Carlo di Borbone sull’Adriano in Siria, pubblicato anch’esso nella rivista «Studi Pergolesiani».13

Com’era già avvenuto al tempo dei viceré, all’arrivo del nuovo sovrano fu la sua segreteria privata ad occuparsi direttamente sia degli spettacoli pubblici, sia di quelli riservati alla corte e alla persona del Re. Già durante il viaggio di Carlo verso l’Italia e poi nel corso della conquista del regno (1731-1734), questa incombenza era stata svolta da José Joaquìn Montealegre, marchese, poi duca di Salas, segretario di stato, che nei suoi dispacci relazionava costantemente a Madrid sull’argomento. Una parte dei ventidue fasci di documenti che costituivano il carteggio diplomatico di Montealegre è scampata ai danni prodotti dalla seconda guerra mondiale ed è ora contenuta in otto fasci della Segreteria degli Affari esteri. Contengono anche notizie su feste e spettacoli, ma per lo più celebrati fuori di Napoli (Livorno, Parma, Firenze ecc.). Il compito di occuparsi dei teatri rimase perciò un incarico della prima Segreteria di Stato (che all’epoca di Carlo univa le competenze degli Affari esteri e di Casa reale), la quale produsse sull’argomento una nutrita documentazione: in particolare i ventuno fasci che Trinchera denominava “Teatri”, distrutti durante la guerra, dopo che – per fortuna – Croce li aveva attentamente esaminati e in larga parte utilizzati.

L’ampio archivio della Segreteria di Casa reale (comunemente denominato Casa reale antica), malgrado le perdite e le traversie subite, conserva ancora moltissime fonti che, per quanto frammentarie, si rivelano utili per ← 19 | 20 → la storia del teatro e della musica. Si tratta di notizie sulla costruzione del San Carlo, ma anche sugli appalti del San Bartolomeo negli anni immediatamente precedenti, ed inoltre domande di ammissione alla Cappella Reale, attività di musici e strumentisti, con relative richieste di permessi e licenze in particolare per il primo quinquennio del Regno indipendente (1734-1739), lavori all’organo della Cappella reale avvenuti nel 1734. Per questa documentazione non esiste al momento un inventario analitico, sicché uno spoglio sistematico potrebbe ancora riservare qualche sorpresa.

Da un punto di vista teatrale fu la costruzione del San Carlo l’avvenimento pubblico e politico più importante dei primi anni del regno indipendente, sia per il cospicuo impegno economico che comportò, sia per la rapidità con cui la nuova struttura venne messa in funzione. Le fonti documentarie relative a questo tema sono state oggetto di vari studi già da qualche decennio, anche se molto rimane ancora da analizzare. Per la parte finanziaria, intervenne la Regia Camera della Sommaria, per effet­tuare controlli sulla gestione degli appalti, anche relativi alla rappresentazione delle opere, dopo la fine dei lavori di costruzione del teatro. Tracce di queste operazioni sono state rinvenute soprattutto nelle due serie delle Dipendenze, che conservano carte relative ad uffici dipendenti dalla Sommaria, ma non si esclude che altri elementi possano essere scoperti anche nelle serie Consulte e Notamenti dello stesso fondo, contenenti rispettivamente i pareri e i verbali delle sedute del Tribunale.

Sul versante della musica sacra, pur rimanendo al Cappellano maggiore una serie di competenze relative alla Cappella reale, la creazione di un’apposita Segreteria per gli affari ecclesiastici rafforzò il controllo del sovrano su questa importante istituzione. Soprattutto nei primi volumi dei Dispacci numerose sono le richieste dei musici per essere ammessi alla Cappella, anche se tale documentazione non è stata finora oggetto di inventario analitico.

Fino a questo momento è stato pochissimo utilizzato l’enorme fondo notarile, per il quale non è facile fornire dati certi e attendibili: attualmente si registrano solo ricerche pionieristiche nel settore, ad opera soprattutto di Paologiovanni Maione per il Seicento14 e di Guido Olivieri per gli inizi ← 20 | 21 → del Settecento.15 Questo tipo di documentazione si rivela di particolare utilità soprattutto per quanti conducono ricerche sulla costruzione e la manutenzione di strumenti musicali, come dimostrano gli studi di Francesco Nocerino sull’arte cembalaria. I protocolli notarili possono rivelarsi una fonte preziosa perfino per le copertine che li rivestono. Era infatti abitudine dei notai riciclare come legatura dei loro quinterni vecchie pergamene, anche di natura musicale, che talvolta determinano esiti sorprendenti, come il ritrovamento della partitura de L’anacoreta reale S. Onofrio di Persia di Angelo Durante.16

Fuori dell’Archivio di Stato, lo straordinario Archivio Storico del Banco di Napoli costituisce una delle più importanti fonti seriali per la storia del Mezzogiorno e della capitale in particolare. Malgrado i numerosi studi, siamo ancora lontani da una conoscenza capillare di questo enorme serbatoio di dati e di notizie. Si ritiene infatti che le sole fedi e polizze contenute nelle centosessanta stanze dell’archivio raggiungano all’incirca i duecentocinquanta milioni di documenti. Già da tempo scoperte come fonte per la storia delle arti figurative, le carte bancarie sono divenute di recente terreno d’indagine anche per la musica e il teatro. Con risultati sorprendenti, giacché ne è emerso un panorama di tale ricchezza e complessità da rendere difficile tracciare un quadro d’insieme. Pionieri anche in questo campo sono stati Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione, che alcuni anni fa iniziarono a pubblicare una piccola parte di tali fonti nella rivista «Studi Pergolesiani», diretta dal compianto Francesco Degrada. Ma – avverte saggiamente Cotticelli – «la copiosità dei dati e la ricchezza delle implicazioni non risolvono il problema di una sostanziale asistematicità delle registrazioni».

Un altro luogo fondamentale al quale si pensa quando si parla di musica è senza dubbio il Conservatorio di San Pietro a Majella, la cui ← 21 | 22 → biblioteca è oggi liberamente consultabile e collegata al Servizio Bibliotecario Nazionale. Non accade lo stesso per l’archivio, che ancora adesso presenta difficoltà di accesso. Si compone dei fondi documentari dei tre antichi conservatori: Santa Maria di Loreto (1537-1806), Sant’Onofrio a Capuana (1578-1797) e Santa Maria della Pietà dei Turchini (1583-1806), oltre a quello proprio del Conservatorio San Pietro a Majella. È tuttora in corso il lavoro di riordinamento di questa documentazione, che è stato illustrato in un saggio di Tommasina Boccia per la parte riguardante il conservatorio di Santa Maria di Loreto. È intuibile l’importanza di tali fonti documentarie per la storia della musica: pertanto l’auspicio è che non solo esse siano al più presto riordinate e inventariate, ma che possano divenire liberamente e pienamente consultabili.

Anche l’archivio della Deputazione del Tesoro di San Gennaro è una fonte preziosa per la storia musicale, come segnalava quasi un secolo fa Salvatore Di Giacomo. Secondo Marta Columbro che – insieme a Paologiovanni Maione – ne ha attentamente esaminato le carte, esso custodisce in particolare «due grossi faldoni, comprendenti biglietti, lettere, memoriali, partiture, elenchi e compensi dei musici, conclusioni e delibere», tutti «aventi come oggetto la musica, i musicisti e i relativi carteggi».17 Tra i principali documenti settecenteschi conservati nell’archivio sono le Conclusioni della Deputazione, che contengono i verbali delle sedute dei deputati e gli elenchi dei musici convocati per particolari ricorrenze.

Pure alla Columbro si deve una prima ricognizione della documentazione di interesse musicale conservata presso l’archivio storico della Casa santa dell’Annunziata, in particolare della serie denominata Appuntamenti o Notamenti. Presso l’Istituto operava infatti una cappella, che annoverò importanti maestri, e vi fu istituita una vera e propria scuola.18

Tutti e tre i complessi archivistici qui ricordati sono vigilati dalla Soprintendenza archivistica, in quanto ritenuti di interesse storico. Tuttavia la loro consultazione è sottoposta a particolari vincoli, dovuti alla natura ← 22 | 23 → privata (o comunque non statale) degli organi detentori della documentazione.

Molti documenti importanti per la storia della musica e dello spettacolo napoletani possono essere rinvenuti anche fuori dei complessi documentari conservati nella capitale del Regno meridionale. Un po’ in tutte le antiche capitali degli stati italiani preunitari è possibile trovare tracce della grande stagione musicale napoletana, attraverso commenti e relazioni degli ambasciatori e del personale diplomatico in servizio nel Regno. Le ricerche in questo campo sono ancora ad una fase iniziale e hanno cominciato a fornire risultati solo per alcuni archivi. Nei dispacci di Bartolomeo Intieri, inviato fiorentino alla corte di Carlo di Borbone, conservati nell’Archivio di Stato di Firenze, fondo Mediceo del Principato, non mancano gli accenni alle attività teatrali e alle feste celebrate a Napoli corredati da commenti preziosi sulle musiche e sugli attori, specialmente per i primi anni di regno del nuovo sovrano. Né si può escludere, ad esempio, che nella corrispondenza dei ministri conservata presso l’Archivio di Stato di Torino e comprendente ben 110 «mazzi» relativi alle «Due Sicilie» per il periodo 1589-1860, vi siano tracce dei gusti musicali della corte napoletana.

Fuori d’Italia le tracce sono – se possibile – ancora più nette. È recente l’indagine compiuta da Manuel Carlos de Brito nelle biblioteche portoghesi, in particolare a Lisbona, nella biblioteca del Palazzo dell’Ajuda, in quella del Palazzo Ducale di Vila Viçosa e nell’archivio del teatro San Carlos, conservato presso la Biblioteca Nazionale, seguendo le tracce delle musiche inviate da Carlo di Borbone alla sorella Maria Anna Vittoria, come si è accennato in precedenza.19

Tuttavia, se – grazie soprattutto agli studi di Francesco Cotticelli – si va facendo piena luce sulle fonti di interesse napoletano conservate presso lo Haus-, Hof- und Staatsarchiv di Vienna,20 l’Archivo General di Simancas resta ancora in gran parte nell’ombra, malgrado conservi segni evidenti ← 23 | 24 → degli scambi epistolari, sia privati che diplomatici, sull’argomento. Qui la documentazione più rilevante per la storia napoletana è quella conservata nella serie della Secretarìa de Estado, Reino de las dos Sicilias (siglo XVIII), che fu inventariata analiticamente più di mezzo secolo fa dal Redondo e che contiene la corrispondenza tra i sovrani di Napoli e la casa reale spagnola durante i regni di Carlo e di Ferdinando.21

La breve rassegna di fonti documentarie qui esposta non esaurisce di certo le potenzialità della ricerca per la storia della musica e del teatro napoletani del Settecento. Le possibilità di rinvenire singoli atti o interi complessi archivistici sconosciuti rimangono alte, soprattutto in ambiti privati. Anche la creazione di inventari analitici di fondi già esaminati può segnalare agli studiosi carte fino ad ora non utilizzate ed indirizzarli verso ambiti di ricerca non sufficientemente esplorati. ← 24 | 25 →

                                                   

    1  FRANCESCO TRINCHERA, Degli Archivi napolitani. Relazione, Napoli, Stamperia del Fibreno, 1872, ristampato dall’Archivio di Stato di Napoli nel 1995.

    2  JOLE MAZZOLENI, Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l’Archivio di Stato di Napoli, 2 voll., Napoli, Arte Tipografica, 1974.

    3  Fonti d’archivio per la storia della musica e dello spettacolo a Napoli tra XVI e XVIII secolo, Atti del Convegno, a cura di Paologiovanni Maione, Napoli, Editoriale scientifica, 2001.

    4  F. TRINCHERA, Degli Archivi napoletani cit., p. 309.

    5  Ibidem.

    6  Cfr. FRANCESCO COTTICELLI – PAOLOGIOVANNI MAIONE, Le istituzioni musicali durante il Viceregno austriaco (1707-1734). Materiali sulla Real Cappella ed il Teatro di San Bartolomeo, Napoli, Luciano, 1993.

    7  IMMA ASCIONE, I Notamenti del Collaterale redatti da Niccolò Fraggianni (Napoli, 1725-1731), in «Frontiera d’Europa» 1-2, 2008.

    8  DINKO FABRIS, Strumenti di corde, musici e congregazioni a Napoli alla metà del Seicento, in «Note d’archivio per la storia musicale» I, 1983, pp. 63-110.

    9  MARTA COLUMBRO – ELOISA INTINI, Congregazioni e corporazioni di musici a Napoli tra Sei e Settecento, in «Rivista italiana di musicologia» XXX/1, 1998, pp. 41-76.

  10  AUSILIA MAGAUDDA – DANILO COSTANTINI, Attività musicali promosse dalle confraternite laiche nel Regno di Napoli (1677-1763), in Fonti d’archivio cit., pp. 79-204 e ID., L’arciconfraternita napoletana dei Sette Dolori (1602-1778). Notizie musicali inedite da un archivio inesplorato, in «Musica e storia» XI/1, 2003, pp. 51-137.

  11  RALF KRAUSE, Documenti per la storia della Real Cappella di Napoli nella prima metà del Settecento, in «Annali dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici» XI, 1989-1990, pp. 235-257.

  12  Cfr. AUSILIA MAGAUDDA – DANILO COSTANTINI, Vita musicale nel Regno di Napoli al tempo di Pergolesi: la questione dello Stabat mater, in «Studi Pergolesiani / Pergolesi Studies» 5, 2006, pp. 71-121.

  13  Cfr. IMMA ASCIONE, Contributo alla storia della fortuna di Pergolesi: il giudizio di Carlo di Borbone sull’Adriano in Siria, ivi, pp. 55-69.

  14  Cfr. PAOLOGIOVANNI MAIONE, Le metamorfosi della scena tra generi e imprenditoria nella seconda metà del Seicento a Napoli, in Commedia dell’arte e spettacolo in musica tra Sei e Settecento, Atti del convegno, Napoli, Centro di musica antica, 28-29 settembre 2001, a cura di Alessandro Lattanzi – Paologiovanni Maione, Napoli, Editoriale Scientifica, 2003, pp. 295-327.

  15  Cfr. GUIDO OLIVIERI, Aggiunte a «La scuola musicale di Napoli» di F. Florimo: i contratti dei figlioli della Pietà dei Turchini nei protocolli notarili (1677-1713), in Francesco Florimo e l’Ottocento musicale, Atti del convegno internazionale, Morcone, 19-21 aprile 1990, a cura di Rosa Cafiero – Marina Marino, Reggio Calabria, Jason Editrice, 1999, vol. II, pp. 717-752.

  16  Cfr. il CD Il ritrovamento e il recupero di una partitura: L’anacoreta reale S. Onofrio di Persia di Angelo Durante (1659-1726), realizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Archivio di Stato di Napoli, il Centro Iniziative Didattiche Musicali NaturalMenteMusica.

  17  MARTA COLUMBRO – PAOLOGIOVANNI MAIONE, Gli splendori armonici del Tesoro. Appunti sull’attività musicale della Cappella tra Sei e Settecento, Napoli, Arte Tipografica, 2002, p. 20. E si veda anche ID., La Cappella musicale del Tesoro di San Gennaro di Napoli tra Sei e Settecento, Napoli, Turchini, 2008.

  18  M. COLUMBRO, Le fonti musicali nella Conservatoria del patrimonio storico, artistico ed archivistico dell’ex Reale Casa Santa dell’Annunziata di Napoli, in Fonti d’archivio cit., pp. 41-78.

  19  Cfr. MANUEL CARLOS DE BRITO, Fonti e documenti riguardanti le relazioni musicali tra Napoli e Lisbona nel Settecento, in Fonti d’archivio cit., pp. 375-386.

  20  Cfr. FRANCESCO COTTICELLI – PAOLOGIOVANNI MAIONE, «Onesto divertimento e allegria de’ popoli». Materiali per una storia dello spettacolo a Napoli nel primo Settecento, Milano, Ricordi, 1996 e IDD., Per una storia della vita teatrale napoletana del primo Settecento: ricerche e documenti d’archivio, in «Studi Pergolesiani» 3, 1999, pp. 31-115.

  21  Cfr. Consejo Superior de Investigación Científica, Escuela de Historia Moderna, Sección Simancas, Secretaría de Estado. Reino de las dos Sicilias (siglo XVIII), redactado por Ricardo Magdaleno Redondo, introducción por Vicente Palacio Atard, Valladolid, Casa Martin, 1956.

Elvira Chiosi

Cultura e politica a Napoli nel primo Settecento

La breve, artisticamente feconda esistenza di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736) coincide con la quasi trentennale vicenda del viceregno asburgico a Napoli (1707-1734) e si conclude dopo solo due anni dalla fondazione della monarchia borbonica. Si tratta di un intenso e vivace periodo della storia napoletana, ma ancora non abbastanza noto al vasto pubblico di lettori, forse perché stretto tra la lunga dominazione spagnola e l’avvento di don Carlos di Borbone, il “Re nostro tanto aspettato”, come lo definì Antonio Genovesi.1

In realtà, sin dagli anni Settanta del Novecento, non sono mancati significativi studi ed approfondimenti dedicati alla presenza asburgica nel meridione d’Italia. Ed anzi recentemente sono state confermate le potenzialità del riformismo viennese, soprattutto in campo economico, teso a realizzare un ampio programma di sviluppo per inserire Napoli e le province nel più vasto contesto imperiale.2 Da Vienna, infatti, si guardava con attenzione alla penisola italiana sia al Nord che al Sud, come efficace e prezioso sbocco al mare, capace di assicurare una posizione strategica nel bacino del Mediterraneo. Non a caso i più attenti osservatori contemporanei avevano subito incominciato a pensare «il Regno e la sua economia in una dimensione imperiale e cioè di soggetto integrato in un disegno plurinazionale».3 Oggi, forse, ricorrendo ad una periodizzazione di più lunga durata ed uscendo da una valutazione tutta interna al viceregno, è ← 25 | 26 → possibile avanzare una più matura riflessione sulla dominazione austriaca. In questo tipo di lettura potrebbe essere meglio compreso il contesto in cui si sviluppò la vicenda umana e professionale di Pergolesi e si affermò decisamente la sua fama.

Details

Pages
797
ISBN (PDF)
9783035108200
ISBN (ePUB)
9783035194050
ISBN (MOBI)
9783035194043
ISBN (Softcover)
9783034316316
Language
Italian
Publication date
2015 (June)
Published
Bern, Berlin, Bruxelles, Frankfurt am Main, New York, Oxford, Wien, 2015. 797 pp., CD-ROM

Biographical notes

Francesco Cotticelli (Volume editor) Paologiovanni Maione (Volume editor)

Francesco Cotticelli è Ricercatore confermato di Discipline dello Spettacolo al Dpt Lettere e Beni Culturali, 2^ Università di Napoli. Paologiovanni Maione è docente di Storia della Musica ed Estetica Musicale al Conservatorio «S. Pietro a Majella» di Napoli e consulente per la Fondazione «Pietà de’ Turchini» di Napoli. Sono entrambi membri del Comitato scientifico della Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi e consulenti del Da Ponte Research Center di Vienna; sono autori e/o curatori di numerose pubblicazioni. Francesco Cotticelli is Researcher of Theatre Studies at the Humanities Dpt of the 2nd University of Naples. Paologiovanni Maione is Professor of Music History and Aesthetics at the Conservatory «S. Pietro a Majella» of Naples; he is advisor for musicological activities of the Neapolitan Fondazione «Pietà de’ Turchini». They are both members of the scientific boards of the Fondazione Pergolesi-Spontini at Jesi as well as the Da Ponte Research Center in Vienna. They are authors and editors of several publications.

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Title: Studi Pergolesiani / Pergolesi Studies