Le diverse portate di una cultura Les différents plats d’une culture Die verschiedenen Gerichte einer Kultur
Declinazioni del cibo nelle letterature romanze europee Déclinaisons de la nourriture dans les littératures européennes-romanes Deklinationen des Essens in den europäisch-romanischen Literaturen
Summary
Excerpt
Table Of Contents
- Copertina
- Pagina del titolo
- Colophon
- Indice
- Introduzione (Vera Marie Fänger, Maurizio Rebaudengo)
- Introduction (Vera Marie Fänger, Maurizio Rebaudengo)
- Einleitung (Vera Marie Fänger, Maurizio Rebaudengo)
- Il linguaggio del cibo e della tavola nell’Europa medievale e moderna (Massimo Montanari)
- Bibliografia
- Hungernde Diener. Anmerkungen zur dramatischen und literarischen Funktion des Essens am Rande der Gesellschaft in der Vormoderne (Roberta Colbertaldo)
- 1. Truffaldinos Hunger zur Einleitung
- 2. Farce tabarinique (1624)
- 3. Mangiamento del Zanni (16. Jahrhundert)
- 4. Farce pour deux personnaiges, Lordeau et Tart Abille (1455-’65)
- 5. Ausblick
- Bibliographie
- Internetquellen
- Voyage en Italie et expérience alimentaire au siècle des Lumières: une occasion de rencontres et de confrontation (Erica Vianello)
- Bibliographie
- HORROR KITCHEN. Gusti e disgusti nella letteratura italiana della prima metà del Novecento (Antonella Mauri)
- Bibliografia
- Rappresentazioni del cibo e immagini di convivialità in Pirandello (Domenica Elisa Cicala)
- 1. Cibo come espressione delle contraddizioni della vita
- 2. Cibo come concentrato di significati
- 3. Cibo come chiave per comprendere un contesto
- 4. Conclusione
- Bibliografia
- Essen und Mythos: Literarische Reflexionen gesellschaftlicher Transformationen im Italien der Nachkriegszeit (Vera Marie Fänger)
- 1. Literatur und Gesellschafskritik: Essen als Spiegel des Wandels
- 2. Hunger und Überfluss: Die symbolische Funktion von Essen in Pasolini
- 3. Moderne Konsumwelten in Italo Calvinos „Marcovaldo“
- 4. Essen, Kindheit, Erinnerung in Althénopis von Fabrizia Ramondino
- 5. Schlussfolgerung
- Bibliographie
- Internetquellen
- „La carne sotto sale finí“ - Essen in den Alpen zwischen Selbsterhalt und kulinarischer Tradition (Sophia Mehrbrey)
- Ackerbau am Berg und Kulinarik als Identifikationsmomente in Südtirol
- Inter-kulinarische Begegnung zwischen ‘Italienern’ und ‘Deutschen’
- Hungererfahrungen im Krieg
- Poetiken der Entmenschlichung
- Fazit
- Bibliographie
- Internetquellen
- Selezione dei cibi, forme di autosostenimento e riflessione politica in distopia: considerazioni per una topografia letteraria transnazionale (Monica Biasiolo)
- Bibliografia
- Sitografia
- Misères et turpitudes du grand repas dans la littérature française des XIXe et XXe siècles (Yves Gagneux)
- 1. Comment la littérature observe-t-elle un repas raté
- 2. Désagréments des restaurants
- 3. Mauvaise soirée chez des amis
- 4. Quand l’animalité s’invite à table
- 5. L’échec comme face cachée de la réussite?
- Bibliographie
- Sources en ligne
- L’économie de la dilapidation dans L’Assommoir d’Émile Zola (1877): Le potlatch de Gervaise (Lars Thorben Henk)
- 1. Introduction
- 2. Le discours prandial dans L’Assommoir
- 3. Le rituel du potlatch
- 4. Le potlatch dépassé dans L’Assommoir
- 5. Conclusion
- Bibliographie
- Portarsi dentro il tempo: cibo e incroci culinari tra memoria e identità nella narrativa di Milton Hatoum (Vera Horn)
- Bibliografia
- Sitografia
- Profilo biobibliografico dei curatori del volume ed autrici ed autori dei contributi
- Indice dei nomi
Introduzione
“Una cipolla è una cipolla”.
Così comincia il saggio di Massimo Montanari, posto a mo’ di lectio magistralis all’inizio del volume, che state per leggere: gli atti della sessione trilingue (Le diverse portate di una cultura: declinazioni del cibo nelle letterature romanze europee. Les différents plats d’une culture: déclinaisons de la nourriture dans les littératures européennes-romanes. Die verschiedenen Gerichte einer Kultur: Deklinationen des Essens in den europäisch-romanischen Literaturen) all’interno del Romanistentag 2021, organizzato dall’università di Augsburg e tenutosi nelle giornate dal 4 al 7 ottobre 2021 in modalità telematica, poiché si era ancora nel pieno dell’emergenza Covid.
Per quanto il cibo possa – e debba, come si capirà dai saggi qui presenti – essere interpretato come parte integrante e non secondaria delle culture nazionali, non bisogna mai dimenticarne l’oggettiva ed incontrovertibile materialità, che plasma e condiziona l’essere e il pensare di ciascuno di noi.
Le ormai abusate massime “Dis-moi ce que tu manges, je te dirai ce que tu es” di Brillat-Savarin e – più ancora – “Der Mensch ist was er isst” di Feuerbach negli ultimi anni hanno inopinatamente giustificato la diffusione di seguitissimi programmi televisivi sul cibo e la sua preparazione, facendo così assurgere gli chef all’aura di figure eroiche, in una società in cui le produttive esigenze quotidiane hanno spesso sottratto tempo e conoscenze all’alimentazione.
Ma nel cibo e nella sua mise en place si condensano e si stratificano significati che vanno ben al di là del banale sostentamento, poiché sono l’emersione di una storia collettiva che, per quella occasione specifica, è dispiegata e offerta agli astanti e, fortunatamente, a noi lettori.
Proprio il saggio di apertura di Massimo Montanari, tramite l’analisi di documenti di epoca medievale e rinascimentale, spiega come il cibo sia in realtà strutturabile come un sistema linguistico, dotato di una grammatica, un lessico, una morfologia, una sintassi e una retorica che, come ogni strumento comunicativo, cambia nel tempo e nello spazio, caricandosi di valori simbolici ulteriori nella sua condivisione collettiva.
Roberta Colbertaldo si concentra sul rapporto tra un carattere fondamentale del teatro pregoldoniano, il servo, e il cibo, nell’analisi di farse (dal XV al XVII secolo) di area francese ed italiana, mentre Erica Vianello analizza la descrizione delle abitudini alimentari di aristocratici italiani nel XVIII secolo da parte di viaggiatori e viaggiatrici francesi, sottolineando come nei giudizi espressi si manifesti un vero e proprio cultural clash.
Tale conflitto nelle abitudini alimentari emerge ancor più chiaramente nel saggio di Antonella Mauri, che esamina la letteratura odeporica italiana degli anni ’20 e ’30 del XX secolo, mentre all’opera di Luigi Pirandello dedica la sua trattazione Domenica Elisa Cicala, e gli anni del boom economico italiano – i decenni ’50-’60 del secolo scorso – sono l’oggetto di studio di Vera Marie Fänger, attraverso le opere di Pasolini, Calvino e Ramondino.
Sophia Mehrbrey si occupa di testi narrativi di area italiana e francese del XXI secolo, ambientati nel secolo precedente in epoca bellica, quando cioè il rapporto col cibo è necessariamente segnato da privazioni e stenti, mentre Monica Biasiolo applica la prospettiva transnazionale allo studio di testi italiani e francesi del XX e XXI secolo, ascrivibili alla letteratura distopica ed utopica.
Yves Gagneux esamina come nella letteratura francese tra XIX e XX secolo i piaceri della tavola comportino specularmente dei fallimenti (culinari come estetici), mentre Lars Henk applica la lente sociologica allo studio del banchetto offerto da Gervaise nell’Assommoir di Émile Zola.
In conclusione, Vera Horn utilizza le opere di Milton Hatoum per far risaltare quanto il cibo esprima l’inevitabile ibridazione tra culture migranti e culture accoglienti.
Come si può ben capire, il volume non ha la pretesa di esaustività nell’analisi di una tematica così diffusa – e peraltro già esaminata – nelle letterature romanze, ma è il tentativo di dare voce ad aspetti particolari – non necessariamente marginali, anzi – delle medesime.
Si potrà obiettare che il volume patisce di una lacuna: l’assenza dell’ambito ispanofono. Trattandosi, però, degli atti di un convegno soggetto ad una call for papers, delle proposte pervenute si era fatta una selezione senza trovarne alcuna adeguata.
Per quel che riguarda, invece, le indicazioni bibliografiche, in un volume editorialmente così composito bisognava trovare un criterio uniformante le tre diverse matrici (italiana, francese e tedesca) e si è optato per l’ambito prevalente, quello italiano, applicato quindi anche ai saggi di lingua francese e tedesca.
Teniamo, infine, a ringraziare la prof.ssa Rotraud von Kulessa per l’affettuoso e costante supporto offerto al progetto fin dall’inizio, e la prof.ssa Elena Merli per il suo attento contributo analitico.
Non resta, dunque, che augurarvi buona degustazione delle diverse portate.
Vera Marie Fänger
Maurizio Rebaudengo
Introduction
“Un oignon est un oignon”.
C’est ainsi que commence l’essai de Massimo Montanari, placé comme une lectio magistralis en guise d’introduction du présent volume qui réunit les contributions de la session trilingue (Le diverse portate di una cultura: declinazioni del cibo nelle letterature romanze europee. Les différents plats d’une culture: déclinaisons de la nourriture dans les littératures européennes-romanes. Die verschiedenen Gerichte einer Kultur: Deklinationen des Essens in den europäisch-romanischen Literaturen) qui s’est tenue du 4 au 7 octobre 2021 sous forme télématique, en raison de la crise sanitaire, dans le cadre du Romanistentag 2021, organisé par l’association des Romanistes allemands à l’Université d’Augsbourg.
Si la nourriture peut − et doit, comme vous le comprendrez à la lecture des essais présentés ici − être interprétée comme une partie intégrante et non accessoire des cultures nationales, il ne faut toutefois jamais oublier sa matérialité objective et incontestable, qui façonne et conditionne l’être et la pensée de chacun d’entre nous.
Les propos désormais rabattus “Dis-moi ce que tu manges, je te dirai ce que tu es” de Brillat-Savarin ou “Der Mensch ist, was er isst” de Feuerbach ont, ces dernières années, justifié involontairement la prolifération d’émissions de télévision très populaires sur la nourriture et sa préparation, élevant ainsi les cuisiniers au rang de figures héroïques dans une société où les exigences productives quotidiennes ont souvent détourné le temps et les connaissances de l’alimentation.
Mais dans la nourriture et sa mise en place, des significations sont condensées et superposées qui vont bien au-delà de la simple subsistance, car elles sont l’émergence d’une histoire collective qui, pour cette occasion spécifique, est déployée et offerte aux spectateurs et, heureusement, à nous, les lecteurs.
C’est dans ce sens-là que l’essai introductif de Massimo Montanari explique, à travers l’analyse de documents du Moyen Âge et de la Renaissance, comment l’alimentation peut être comprise en tant que système linguistique, doté d’une grammaire, d’un lexique, d’une morphologie, d’une syntaxe et d’une rhétorique qui, comme tout outil de communication, évolue dans le temps et dans l’espace, se chargeant de nouvelles valeurs symboliques dans son partage collectif.
Roberta Colbertaldo se concentre sur la relation entre un personnage fondamental du théâtre pré-goldonien, le serviteur, et la nourriture, dans l’analyse de farces (du XVe au XVIIe siècle) des contextes français et italiens. Erica Vianello, à son tour, analyse la description des habitudes alimentaires des aristocrates italiens au XVIIIe siècle dans les récits de voyages français, en soulignant le véritable choc culturel qui se manifeste dans les jugements exprimés.
Ce conflit dans les habitudes alimentaires se manifeste encore plus clairement dans l’essai d’Antonella Mauri, qui examine la littérature odéporique italienne des années 1920 et 1930. tandis que Domenica Elisa Cicala consacre son article à l’oeuvre de Luigi Pirandello. Vera Marie Fänger analyse ensuite la représentation du boom économique de l’Italie – les années 1950-‘60 – dans les œuvres de Pasolini, de Calvino et de Ramondino.
Sophia Mehrbrey s’intéresse aux textes narratifs italiens et français du XXe siècle, qui traitent de la guerre, où le rapport à la nourriture est nécessairement marqué par des privations et des difficultés, tandis que Monica Biasiolo applique la perspective transnationale à l’étude de textes italiens et français des XXe et XXIe siècles appartenant à la littérature dystopique et utopique.
Yves Gagneux examine ensuite comment, dans la littérature française des XIXe et XXe siècles, les plaisirs de la table reflètent les échecs (culinaires et esthétiques), tandis que Lars Henk applique le prisme sociologique à l’étude du banquet offert par Gervaise dans l’Assommoir d’Émile Zola.
En conclusion, Vera Horn se consacre aux œuvres de Milton Hatoum pour souligner à quel point la nourriture exprime l’inévitable hybridation entre les cultures des migrants et celles des hôtes.
On l’aura aisément compris: ce volume ne prétend pas à l’exhaustivité dans l’analyse d’un thème aussi répandu − et d’ailleurs déjà étudié − dans les littératures romanes, mais qu’il tente d’en faire ressortir des aspects particuliers, qui nous ont semblé fondamentaux.
On pourra objecter que le volume souffre d’une lacune: l’absence de la sphère hispanophone. Cependant, s’agissant des actes d’un colloque ayant fait l’objet d’un appel à communications, une sélection a été faite parmi les propositions reçues qui relevaient essentiellement du domaine italo- et francophone.
Details
- Pages
- VI, 198
- Publication Year
- 2026
- ISBN (PDF)
- 9783631882313
- ISBN (ePUB)
- 9783631882320
- ISBN (Hardcover)
- 9783631872840
- DOI
- 10.3726/b23580
- Language
- Italian
- Publication date
- 2026 (June)
- Keywords
- Literature romance literature romance drama travel literature modern literature
- Published
- Berlin, Bruxelles, Chennai, Lausanne, New York, Oxford, 2026. vi, 198 p.
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