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Vox & Silentium

Études de linguistique et littérature romanes – Studi di linguistica e letteratura romanza – Estudios de lingüística y literatura románicas

Edited By Gina Maria Schneider, Maria Chiara Janner and Bénédicte Élie

Voix et silence se considèrent traditionnellement comme deux phénomènes opposés, s’excluant l’un l’autre. Les contributions contenues dans ce volume se proposent de dépasser une telle conception, en se centrant non seulement sur la valeur et les fonctions que les deux concepts peuvent recouvrir, mais aussi sur la relation complexe qui existe entre eux en linguistique et en littérature. Outre les deux pôles constitués par la voix et le silence, on peut repérer dans le domaine des langues romanes une grande variété de voix silencieuses ou de silences expressifs : la communication non verbale et son interaction avec le langage verbal, les différentes voix (plus ou moins silencieuses) donnant expression à ce qui ne peut pas être dit, ou bien la représentation graphique – et donc apparemment « muette » – d’un phénomène potentiellement acoustique. Le cri silencieux de Daphné, rendu visible dans la sculpture de Gian Lorenzo Bernini illustrant la couverture, est la manifestation figurative de cette rencontre oxymorique entre la voix et le silence.
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Vedre il silenzio. Forme grafico-interpuntive di rappresentazione della voce e delle sue pause

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ELISA TONANI

(Università degli Studi di Genova)

La punteggiatura, intesa nella sua accezione più ampia (segni d’interpunzione e mise en page, pausazione al livello della frase e scansione mediante spazi bianchi al livello della pagina), ha a che fare con il silenzio e con la voce sotto vari aspetti.

In primo luogo, la punteggiatura, strumento caratterizzante la comunicazione scritta, è una segnaletica testuale non detta, unicamente affidata alla vista, in quanto composta di mezzi iconici e ultrasintetici che non sono verbalizzati (non avremo la parola ‘pausa’ bensì il segno interpuntivo necessario), ma che sono comunque importanti perché danno istruzioni sul senso, sulla sintassi, sulla gerarchia dei membri del discorso (sono proverbiali gli exempla del procedimento retorico dell’anfibolia, o anfibologia, costituiti da enunciati del latino medievale in cui lo spostamento d’interpunzione basta a invertirne il senso),1 sulle pause, sul ritmo, sull’intonazione.

Alle origini della scrittura alfabetica queste istruzioni non c’erano e la scriptio era continua, con evidenti ostacoli alla lettura, che, passata progressivamente alla modalità veloce e silenziosa, specie a seguito della nascita e della diffusione della stampa, ha richiesto l’introduzione di dispositivi grafici che si sono rivelati fondamentali per una maggiore comprensibilità e facilità di fruizione. La punteggiatura, significativa e ricca anche quando ha una funzione ordinaria, comune, non marcata, tende però a sfuggire alla percezione per via della sua intrinseca discrezione, trasparenza (essa è per natura non opaca, tranne nei casi letterari volutamente esposti, come quelli di Gadda, di Céline, di...

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