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Dux Salutis – Prudenzio, «Cathemerinon» 9–10 – Gli Inni della Redenzione

Introduzione, testo, traduzione e commento

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Francesco Lardelli

Tra le 6 coppie tematiche di inni in cui può essere suddiviso il Cathemerinon di Prudenzio, quella formata dagli inni 9 ( Hymnus omnis horae) e 10 ( Hymnus circa exequias defuncti) è stata spesso considerata la più debole, alla quale si arrivava quasi «per esclusione» dopo aver definito le altre cinque. Questo studio, che affianca ad una introduzione generale sulla vita e le opere di Prudenzio un ampio e dettagliato commento ai due singoli inni corredato di una nuova traduzione, cerca di scandagliare le fonti sia letterarie che teologiche che costituiscono la base su cui il poeta costruisce la propria opera. Così facendo, ci si propone di fornire una nuova chiave d’interpretazione che permetta una più profonda comprensione dei due testi, mettendone in luce l’unità di fondo e chiarendone il ruolo di inni pasquali all’interno del Cathemerinon.
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Cathemerinon 10 – Hymnus circa exequias defuncti

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L’Hymnus circa exequias defuncti si compone di 43 strofe di 4 dimetri anapestici catalettici ciascuna . In esso Prudenzio, dopo aver presentato brevemente il destino di morte che attende ogni uomo, invita il lettore alla speranza, lanciando il gioioso messaggio della risurrezione, nella quale anima e corpo saranno nuovamente riuniti per opera di Cristo; dopo i patriarchi, che in cath. 9,97–99 lo avevano seguito nella strada per uscire dagli inferi, tocca ora a tutti gli uomini essere partecipi della salvezza: vinti gli effetti del peccato, essi sono nuovamente ammessi nel giardino dal quale Adamo ed Eva sono stati scacciati. Il metro scelto per l’occasione è stato impiegato prima di Prudenzio, come nota Charlet a più riprese,128 praticamente soltanto da Plauto in alcuni versi (p. es. Aul. 726: ma il suo uso della metrica è molto più libero), da Varrone (nei terzi e negli ultimi versi dei frammenti 200, 223 e 224) e, soprattutto, da Ausonio, il quale lo adotta proprio in un carme d’argomento funebre, par. 17: è dunque probabilmente proprio quest’ultimo autore, che, come già accennato nell’Introduzione generale (paragrafo 1.5) seguendo Charlet, esercita una certa influenza sul Nostro, sia pur non comparabile a quella di altri autori quali Virgilio od Orazio, a fornirgli l’ispirazione per la scelta metrica nella composizione di un inno che peraltro, tutto inondato dalla speranza cristiana, resta ben lontano dalla mestizia funebre del pezzo ausoniano.

← 183 | 184 → La struttura dell’inno può essere schematizzata come segue:

1–16: introduzione; il poeta si rivolge...

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