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Traduttologia e semiotica generativa

Per un nuovo approccio interdisciplinare

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Rovena Troqe

Partendo dai temi cari e mai completamente risolti della traduttologia, che si potrebbero esemplificare nell’affermazione per cui la pratica traduttiva è da sempre alla ricerca di una teoria che la spieghi, la modelli e le dia un fondamento scientifico, questo lavoro ha l’ambizione di fornire, adottando l’approccio semiotico della scuola di Parigi, una nuova sistematizzazione della traduzione in quanto concetto, pratica e testo. Le relazioni identitarie e veridittive, articolate nel quadrato semiotico, determinano le condizioni ontologiche della traduzione; la schematizzazione narrativa modellizza la pratica traduttiva ed esplicita le competenze del traduttore, gli aspetti manipolativi e le condizioni aletiche ed etiche insiti nella traduzione. L’analisi si sposta poi su terreni più empirici e la proposta teorica si misura con il testo tradotto; su quest'ultimo si identificano i rapporti identità-alterità, la dimensione assiologica e la prensione timica del traduttore. La prospettiva generativa permette di situarsi in una dimensione epistemica e metodologica più ampia, che al contempo impone una riflessione sulle condizioni di felicità specifiche della traduttologia.
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Introduzione: Per una svolta semiotica in traduttologia

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La specificità della traduttologia risiede nella natura composita e stratificata del suo oggetto di studio, la traduzione: concetto, prassi e prodotto. A questo si aggiunge l’atipicità del discorso teorico. Se, già con le prime riflessioni pre-scientifiche del I secolo a. C., la pratica della traduzione pone alcuni quesiti che andranno a costituire i nuclei di interesse della disciplina, la sporadicità e l’erraticità stesse dell’indagine teorica risultano tuttavia essere di nocumento a una chiara sistematizzazione della materia.

Nel tentativo di strutturare l’assetto disciplinare, alcuni teorici hanno visto nella ricostruzione storica la premessa necessaria per fornire una certa legittimità alla traduttologia e per rilanciare la ricerca scientifica. Una lettura diacronica efficace richiede solide competenze analitiche per reperire e interpretare le fonti, antichi scritti, brevi saggi, sparse osservazioni di traduttori, perlopiù filosofi, uomini politici, religiosi, poeti e letterati, che hanno espresso le loro idee sul tradurre. Non solo. Una ricostruzione storica consentirebbe sì di valutare nel corso del tempo il ruolo e la rilevanza delle traduzioni, ma dovrebbe anche riflettere sui legami che la traduzione intreccia con ogni singola lingua e cultura. Per procedere con passo sicuro nell’esperienza storica, è necessario avvedersi di una specificità dello studio della traduzione, ossia della pluralità dei discorsi in cui essa è stata inserita.

Non si dà teoria senza esperienza storica. Né si può parlare di “teoria della traduzione” se non come parte di teorie generali della letteratura, della linguistica o dell’ermeneutica filosofica. (Folena 1999: ix)

La riflessione sulla traduzione ha innegabilmente seguito...

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