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Aspetti della cultura, della lingua e della letteratura italiana in Belgio

Studi in onore di Michel Bastiaensen

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Edited By Marcello Barbato and Claudio Gigante

A partire dall’Antichità e fino ad oggi le storie degli uomini e dei territori che costituiscono attualmente il Belgio e l’Italia si sono ripetutamente intrecciate. Questo volume è dedicato a chi a tale intreccio ha dedicato una parte importante della sua attività scientifica e didattica. Gli scambi reciproci tra Italia e Belgio sono analizzati attraverso una serie di contributi originali che vanno dal basso medioevo all’età contemporanea e spaziano dalla storia della lingua a quella della letteratura, senza trascurare la storia delle società e delle istituzioni culturali, e i temi attuali di didattica e di politica culturale.

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L’emigrazione come sfida: l’opera di Raul Rossetti Daniele Comberiati 99

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99 L’emigrazione come sfida: l’opera di Raul Rossetti Daniele COMBERIATI Université Libre de Bruxelles Gli italiani nelle miniere belghe Il quindicennio 1946-1960 fu caratterizzato da un’enorme migra- zione di lavoratori italiani in Belgio. Le cifre parlano di quasi mezzo milione di italiani che dopo la Seconda Guerra mondiale raggiunsero in treno le miniere belghe, da un censimento del 1961 inoltre risulta che sono 300.000 quelli che hanno deciso di rimanere. Si tratta senz’altro del più grande fenomeno migratorio che il Belgio abbia mai conosciuto, poiché la comunità italiana divenne ben presto molto più numerosa, per esempio, di quella marocchina (la seconda per importanza) o di quella congolese, proveniente dall’ex colonia. Il Belgio aveva bisogno della manodopera straniera non perché mancassero, in assoluto, lavoratori od operai, ma ne aveva necessità in alcuni settori industriali ben precisi, soprattutto nelle miniere di carbone e nelle cave minerarie. In questi ambiti per il padronato belga vi erano diverse difficoltà nel reclutare minatori locali: il lavoro era troppo duro e faticoso, le malattie che venivano contratte non erano riconosciute come malattie professionali, inoltre il sindacato era molto ben organizzato se si pensa che i primi scioperi cominciarono nel febbraio 1945, ancora prima della fine della guerra1. Il ministro socialista Achille Van Acker, responsabile strategico del settore delle miniere, non aveva altra scelta: con promesse e minacce cercò di convincere i belgi a scendere nelle miniere, poiché il Belgio aveva necessità assoluta di riprendere e vincere 1 Cfr. Anne Morelli, «L’appel à la main-d’œuvre italienne pour...

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