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La «funzione Morgante»

Persistenze e variazioni nel genere comico in ottave tra Cinque e Settecento

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Stefano Nicosia

Il libro percorre e analizza la produzione comica italiana in ottave, e la legge attraverso il Morgante, ridiscutendo i territori marcati dall’eroicomico e dalle opere di Teofilo Folengo, Pietro Aretino, Piero de’ Bardi e Niccolò Forteguerri. Il poema pulciano funziona così come una lente attraverso cui interpretare la tradizione, sulla quale l’opera stampa una vasta orma, e al contempo come un esempio della formazione della tradizione stessa. La presenza del Morgante nella letteratura italiana può, dunque, essere letta come una funzione di lungo periodo, esprimibile attraverso i diversi modi con cui il poema influenza le scritture nel tempo.
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Conclusioni

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La deviazione in terra inglese si consideri solo un corollario alle pagine precedenti. In diversi modi scrittori tra Cinque e Settecento hanno utilizzato l’opera e la figura di Pulci per tracciare un percorso attraverso la tradizione letteraria e al tempo stesso per farne parte.

Giovambattista Marino, ad esempio, che era un abilissimo riscrittore, immaginava nel Seicento un Pulci consapevole della centralità del Morgante e della sua importanza davanti al resto della tradizione, e gli dava così parola in prima persona in un’ottava della Galeria. Il poeta dell’Adone fa riutilizzare a Pulci la similitudine di Margutte «fiaschetto allato» di Morgante, per rappresentare con efficacia la proporzione tra il suo poema e gli altri:

Se bene un Granchio fe’ morir Morgantequando gli diè di morso nel tallone,non però il mio Poema, ch’è Gigante,morrà, quando il mordesse anche un Dragone;però c’ha in sé tante facezie e tante,e dà tanto sollazzo a le persone,che son presso a la mia l’altr’opre tuttecome presso a Morgante era Margutte.1

Una rilevanza giocata sulle «facezie» e sul «sollazzo» e quindi riferibile al solo territorio del comico. Questa apoteosi mariniana del Morgante richiama idealmente un’ottava di Pulci stesso (Morg. XXVIII, 141) in cui il poeta auspicava una discendenza di lettori, capaci di prendere dall’opera in misura di quanto sarebbero stati in grado di trovarvi. Ma l’indicazione di Pulci è preziosa: la scelta di lettura e di riscrittura è possibile sia sul piano serio (per i «dotti») che su...

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