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Impegno metonimico, impegno esplicito: poetiche della Neoavanguardia a confronto.

Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Adriano Spatola.

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Emanuele La Rosa

Contro cosa si è rivolta la poetica del rifiuto formulata tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento dalla Neoavanguardia italiana? È poi davvero corretto parlare di una poetica? Quali sono le dimensioni dell’impegno all’interno del Gruppo 63? Cosa hanno a che fare alienazione dell’individuo e guerra atomica con la poesia novissima? Sulla base di un confronto incrociato tra le opere più significative di tre protagonisti di quella stagione letteraria (Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti ed Adriano Spatola) il presente lavoro, attraverso una mirata analisi semiotica, cerca di fornire delle risposte a tali quesiti.

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IV. Adriano Spatola

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IV. Adriano Spatola

a Maurizio Spatola

La seconda guerra mondiale ha fatto nascere il vago sentimento che la terra stessa sia minacciata di estinzione. Siamo entrati in una nuova era apocalittica.

(H. Miller, Plexus)335

1. Poesia come rivoluzione permanente

Per comprendere la poetica di Adriano Spatola è necessario soffermarsi per prima cosa sulle riflessioni dell’autore attorno al ruolo e allo statuto dell’artista all’interno della società postcapitalistica. Qual è, innanzitutto, la sua funzione? Quali sono i presupposti, anche etici e filosofici, che stanno alla base del suo lavoro?

Nel primo di una lunga serie di interventi teorici, La letteratura “impiegata”,336 il diciannovenne Spatola parte dal presupposto etico che il compito principale del poeta sia servire la verità, cioè esprimere le cose per quello che sono e senza compromessi, rifiutando l’integrazione del pensiero in uno schema culturale accettato e riconosciuto. È questa, per esempio, la colpa della cosiddetta letteratura engagé di sinistra, i cui primi illustri rappresentanti furono i surrealisti, pure tanto cari al giovane poeta. Il problema si presenta, pertanto, nei termini di quello atavico relativo alla libertà dell’intellettuale. A queste prime due categorie della verità e della libertà si affianca una terza, quella della responsabilità (di derivazione anceschiana) che conduce al seguente postulato: «lo scrittore è responsabile di fronte a se stesso e di fronte al tempo, oserei dire di fronte alla verità del tempo».337 In linea con quelle che saranno le indicazioni di Giuliani nell’introduzione ai Novissimi, Spatola...

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