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Rivoluzione copernicano-newtoniana e sentimento in Kant

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Piero Giordanetti

Il volume analizza il rapporto fra la scoperta di sentimenti e affetti a priori e la rivoluzione nel modo di pensare annunciata nella «Prefazione» alla seconda edizione della Critica della ragion pura. Il lavoro mostra che il passaggio dall’ipotesi alla certezza apodittica, da Niccolò Copernico a Isaac Newton tanto nella filosofia speculativa quanto nella filosofia morale è inscindibilmente connesso con la scoperta dei sentimenti a priori del rispetto, della soddisfazione di sé, dell’interesse, della tensione, dell’esigenza e della tendenza, a loro volta strettamente legati a temi come il primato della ragione pura pratica, la fede razionale e l’educazione al sublime morale. Il libro esamina l’importanza di John Milton, Michel de Montaigne, Emanuel Swedenborg e Virgilio per la riflessione kantiana.

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I. Sentimento e modello newtoniano negli scritti precritici

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I Sentimento e modello newtoniano negli scritti precritici 1. La Ehrfurcht nella Allgemeine Naturgeschichte del 1755 Nel capitolo settimo della parte seconda della Allgemeine Naturgeschichte, che tratta «la creazione in tutta la sua estensione infinita nel tempo e nello spazio»1, fa la sua comparsa un complesso di temi decisivo per gli sviluppi futuri del ‘si- stema della critica’. In primo luogo, lo scritto teorizza in più occasioni che l’anima [Seele] è insoddisfatta [unzufrieden] della creazione nel suo insieme poiché essa, pur nella sua infinità spazio-temporale, pur nella sua grandezza, è del tutto caduca e transeunte; ciò induce l’anima a rivolgere la sua attenzione, meglio il suo desiderio, verso quell’essere il cui intelletto, la cui grandezza è la fonte della luce che si effonde sull’intera natura come da un centro. L’anima de- sidera, dunque, conoscere Dio e lo può fare non già sulla base della ragione che non può spingersi tanto in alto, ma ricorrendo alla fede, alla rivelazione, alla speranza, grazie alle quali può pregustare lo stato di futura ed eterna felicità in cui si esprime la sua immortalità. Quando le catene che ci tengono avvinti alla caducità delle creature si spezzeranno, nel momento destinato al trapasso del nostro essere, lo spirito immortale sarà libera- to da ogni dipendenza dalle cose finite e troverà, in comunione con l’Essere infinito, la gioia della vera beatitudine2. Su questo fondamento poggia un sentimento di Ehrfurcht per i tre oggetti della metafisica: l’anima, il mondo, Dio. Nello spirito immortale [der unsterbliche Geist] con cui si identifica...

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