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Il nome proprio delle cose

Oggetti narranti in opere di scrittrici postcoloniali italiane

Mario Rossi

L’autore si occupa del senso di oggetti in scrittrici migranti postcoloniali sulla base di un close reading di opere di scrittrici di espressione italiana. La parte introduttiva dà ragione del possibile significato degli oggetti in opere letterarie di carattere narrativo: sulla base di stimoli provenienti dalla narratologia critica (M. Bal), dalla semiotica (U. Eco), dalla riflessione sull’arte (N. Bryson), dalla linguistica dei corpora e dalla filosofia analitica del linguaggio propone un’interpretazione degli oggetti come entità che passano dallo stato di nomi comuni a quello di nomi propri con diverso peso specifico. L’approccio così delineato viene applicato a un corpus motivatamente scelto. La conclusione riassume i risultati sul piano dei contenuti e su quello metodologico.
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1. Percorsi di lettura

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Il lettore sta varcando la soglia principale di un testo che al suo interno presenta diversi spazi con accessi indipendenti: unico vincolo, affinché egli non perda il senso dell’esposizione dei risultati dell’indagine, è il passaggio attraverso il vestibolo della premessa metodologica nel quale potrà indugiare con pause di maggiore o minore riflessione prima di accedere alle stanze dedicate alle singole opere. I due testi di introduzione a ciò che in prima approssimazione potrebbe esser definito come l’immaginario collettivo di alcuni aspetti culturali e storici dell’Albania e del Corno d’Africa, due zone colonizzate in tempi e forme diverse dalla monarchia italiana, dovrebbero fornire le coordinate nelle quali si possono collocare le opere da noi analizzate: le notizie di queste sezioni sono state selezionate sulla base, da un lato, della significanza che è stata loro riconosciuta dalla storiografia e, dall’altro, della loro occorrenza nelle opere analizzate, ma non sono strettamente necessarie per la comprensione del percorso argomentativo ed espositivo dei capitoli dedicati ai romanzi delle scrittrici. Si tratta di pagine introduttive la cui dimensione è giustificata dalla novità della tematica per quanto riguarda l’ambito albanese e l’inconsueto approccio metodologico per entrambi. Forniscono lo sfondo sul quale si possono convenientemente stagliare cose, situazioni e azioni messe in scena dalle narrazioni che leggeremo: sarebbe stato possibile mettere in nota o inserire ad hoc attraverso digressioni le notizie irrinunciabili per la contestualizzazione dei testi, ma ciò avrebbe interrotto il flusso espositivo. Adottando la soluzione di un testo autonomo per ciascuna area, abbiamo voluto non solo alleggerire le presentazioni...

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