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Il nome proprio delle cose

Oggetti narranti in opere di scrittrici postcoloniali italiane

Mario Rossi

L’autore si occupa del senso di oggetti in scrittrici migranti postcoloniali sulla base di un close reading di opere di scrittrici di espressione italiana. La parte introduttiva dà ragione del possibile significato degli oggetti in opere letterarie di carattere narrativo: sulla base di stimoli provenienti dalla narratologia critica (M. Bal), dalla semiotica (U. Eco), dalla riflessione sull’arte (N. Bryson), dalla linguistica dei corpora e dalla filosofia analitica del linguaggio propone un’interpretazione degli oggetti come entità che passano dallo stato di nomi comuni a quello di nomi propri con diverso peso specifico. L’approccio così delineato viene applicato a un corpus motivatamente scelto. La conclusione riassume i risultati sul piano dei contenuti e su quello metodologico.
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10. Altre letture: cartine al tornasole

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„L’idea, simile a degli occhiali, sta sul nostro naso e ciò che noi vediamo lo vediamo attraverso essi. Non giungiamo affatto all’idea di toglierli.“ Wittgenstein790

La critica letteraria raramente si è occupata in modo sistematico di oggetti, anche solo in senso ingenuo, e del loro significato all’interno di opere letterarie. Nella nostra analisi abbiamo scelto opere letterarie di autrici provenienti da due aree geografiche delimitate, caratterizzate da un passato coloniale e da un presente migratorio, accompagnate da un passaggio dalla lingua locale dell’ex-colonia, presente almeno come pratica linguistica quotidiana, alla lingua dell’ex-colonizzatore, e collocate in uno spazio cronologico ristretto, vale a dire il periodo della riconosciuta maturità della letteratura italiana postcoloniale della migrazione. Abbiamo quindi saggiato come le opere scelte avrebbero reagito se avessimo assunto come via di accesso al loro mondo non i personaggi ma gli oggetti da intendere etimologicamente come entità che stiano di fronte ai soggetti. All’interno del mondo degli oggetti abbiamo cercato di individuare quelli che emergevano con maggior personalità. Parallelamente abbiamo cercato di definire in quale misura, all’interno di queste opere, si muovano i confini tra ciò che è opera del singolo individuo o di un gruppo e che risulta condiviso o condivisibile e ciò che invece sfugge al controllo del soggetto singolo. Nelle nostre analisi abbiamo instaurato un dialogo, talvolta palese talvolta sotterraneo, con metodologie della critica letteraria, dell’antropologia e della filosofia il cui approccio, pur in maniera rapsodica, poteva implicare un particolare sguardo sugli oggetti. Ora, terminato il lavoro di analisi delle opere...

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