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Il nome proprio delle cose

Oggetti narranti in opere di scrittrici postcoloniali italiane

Mario Rossi

L’autore si occupa del senso di oggetti in scrittrici migranti postcoloniali sulla base di un close reading di opere di scrittrici di espressione italiana. La parte introduttiva dà ragione del possibile significato degli oggetti in opere letterarie di carattere narrativo: sulla base di stimoli provenienti dalla narratologia critica (M. Bal), dalla semiotica (U. Eco), dalla riflessione sull’arte (N. Bryson), dalla linguistica dei corpora e dalla filosofia analitica del linguaggio propone un’interpretazione degli oggetti come entità che passano dallo stato di nomi comuni a quello di nomi propri con diverso peso specifico. L’approccio così delineato viene applicato a un corpus motivatamente scelto. La conclusione riassume i risultati sul piano dei contenuti e su quello metodologico.
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11. Risultanze

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Il percorso di lettura delle opere delle autrici selezionate ci ha portato ad evidenziare caratteristiche peculiari per ogni gruppo, che, se descritte a partire dai soggetti secondo un’analisi narratologica tradizionale, possono esser così sintetizzate: all’implacabile nostalgia per il villaggio d’origine da parte di Hana Doda immersa nell’anonima società statunitense si contrappone il mondo irrimediabilmente frantumato che popola le vite dei numerosi comprimari delle vicende create da Ornela Vorpsi; alla reintegrazione della memoria marginalizzata o negata della storia della colonia etiope italiana raccolta dalla Regina di fiori e di perle si affiancano la cruda condanna della reificazione del mondo della vita nelle forme più estreme a tutte le latitudini in Oltre Babilonia e la riflessione sulle conseguenze di lunga durata di una condizione coloniale, quella della Somalia, che lascia profonde tracce non prive di responsabilità e spaccature anche all’interno dei subalterni di un tempo in Madre piccola. Quanto agli oggetti si possono riscontrare similarità, isomorfismi o radicali differenze?

Prima di tentare una risposta consuntiva a questa domanda, osserviamo brevemente che quasi tutte le opere delle autrici postcoloniali prese in esame trattano di storie di migrazione: si tratta di un dato atteso ma non scontato. Nell’introduzione abbiamo proposto l’ipotesi che migranti abbiano dimestichezza con un modo popolato di relazioni e oggetti e che, abbandonandolo, possano essere animati dalla necessità o la volontà di nominarlo in relazione a un nuovo mondo nel quale in maniera più o meno felice cercano di acclimatarsi, materialmente o a livello di immaginario, o nel quale...

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