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Catégories et mots de la politique à la Renaissance italienne - Categorie e termini della politica nel Rinascimento italiano

de Jean-Louis Fournel (Éditeur de volume) Hélène Miesse (Éditeur de volume) Paola Moreno (Éditeur de volume) Jean-Claude Zancarini (Éditeur de volume)
©2014 Collections 307 Pages

Résumé

L’histoire des perplexités et des indéterminations dans la langue de la politique reste à faire. Cet ouvrage a choisi de s’arrêter sur un moment décisif de cette histoire : le tournant des XVe et XVIe siècles en péninsule italienne, un véritable laboratoire de la langue et des idées. Les contributions de chercheurs internationaux de renom, de plusieurs disciplines, viennent éclairer ce moment de l’histoire pour parvenir à une « grammaire » de la politique aux origines de la Modernité.
Il s’agit, en ultime instance, de comprendre de quelle façon s’articulent entre eux les mots et les choses, les termes et les catégories conceptuelles. Pour ce faire, cet ouvrage procède à l’étude de concepts clés, de « constellations terminologiques » articulées autour de noyaux sémantiques et lexicaux, et à l’analyse de la construction du discours et de la rhétorique politiques. Ceci permet de faire dialoguer les textes entre eux et, par conséquent, de leur rendre leur charge de vie et de sens.
Una storia della lingua politica è ancora tutta da fare. In questo volume si è scelto di mettere a fuoco un momento decisivo di questa storia: la svolta tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo nella penisola italiana, un vero e proprio laboratorio per la lingua e le idee. I contributi di studiosi di fama internazionale, di varie discipline, gettano nuova luce su questo momento della storia, per giungere ad una «grammatica» della politica al principio della Modernità.
In ultima istanza, l’obiettivo è quello di comprendere come si articolano le parole e le cose, i termini e le categorie concettuali. Per fare questo, il volume procede allo studio di concetti-chiave, di «costellazioni terminologiche» articolate intorno a nuclei semantici e lessicali, e all’analisi della costruzione del discorso e della retorica politica. Questo permette di fare dialogare i testi tra di loro e, di conseguenza, di restituire loro il proprio carico di vita e di senso.

Table des matières

  • Couverture
  • Titre
  • Copyright
  • Sur l’auteur
  • À propos du livre
  • Pour référencer cet eBook
  • Table des matières/Indice
  • Introduzione
  • I. Traditions juridiques / Tradizioni giuridiche
  • Jeux d’échelles de la langue politique. Libertas, pax, civitas dans la lecture humaniste des guerres italiennes (1375-1406)
  • Tyrannis
  • II. Communauté et corps politique / Comunità e corpo politico
  • Da Napoli (1536) a Siena (1559): la civilità e quelli di fuori, con un’appendice su alcuni termini politici nell’Apologia di Lorenzino dei Medici
  • Il termine congiura nell’Italia moderna Osservazioni sparse
  • Il ruolo e il fine delle membra della repubblica nel pensiero politico di Paolo Paruta
  • L’amnistie : l’oubli et/ou le pardon ? Le cas florentin de la lex pacis de 1495 et l’« exemple athénien »
  • « Che si tenessi l’arco teso ». Conditions et fondements d’une science de l’action dans les Consulte e pratiche della Repubblica fiorentina
  • III. Pratiques linguistiques / Pratiche linguistiche
  • Il discorso diretto, centro dell’informazione diplomatica. Il caso di Gasparo Contarini (1483-1542)
  • Rhétorique de l’action dans les Consulte e pratiche della Repubblica fiorentina
  • IV. Expérience / Esperienza
  • « È certo che più vale la pratica che la teorica ». Premières remarques sur l’expérience comme enjeu de savoir au début du XVIe siècle (Léonard, Vespucci, Machiavel)
  • Sens et usages d’esperienza chez Machiavel et Guichardin
  • La semantica della discrezione nei «Ricordi»
  • V. Temps / Tempo
  • Au-delà de l’expérience, la conjecture et l’opinion
  • Beneficio del tempo e altre espressioni sull’uso del tempo nel linguaggio politico fiorentino fra Quattro e Cinquecento
  • Postface: La vie politique des mots
  • Bibliographie
  • Volumi pubblicati nella collana

Introduzione

Paola MORENO, Hélène MiESSE

Université de Liège
Transitions. Département de recherches
sur le Moyen Âge tardif & la première Modernité

Questo volume è il risultato di una sinergia : tra colleghi, tra maestri ed allievi di diverse generazioni, tra istituzioni universitarie di più paesi, ma soprattutto tra specialisti appassionati, che condividono ormai da qualche anno la convinzione che, nello studio dei fatti politici in senso largo, l’analisi delle parole e dei discorsi sia un percorso indispensabile, preliminare ad ogni tipo di ricostruzione di avvenimenti e idee.

Questo approccio parte infatti dall’idea che i cambiamenti di senso, le ambiguità semantiche che si possono osservare a partire dalle parole, esaminate nei loro contesti, siano indicatori di fenomeni che vanno ben al di là della dimensione puramente lessicologica, segnalando trasformazioni concettuali di ampia portata, che permettono di gettare una luce nuova sulle congiunture storiche e sul modo in cui gli attori del momento le hanno interpretate per agire. Non solo : tutti noi siamo convinti che se i fatti riguardanti la lingua vengono contestualizzati, nello spazio come nel tempo, è possibile capire senza anacronismi un linguaggio – quello di cui ci serviamo per indicare categorie politiche –, di cui ancora non sono stati precisati la genealogia, l’evoluzione e la portata d’uso.

Abbiamo dunque scelto un luogo ed un tempo, e questa scelta è parsa a tutti evidente : l’Italia del Quattrocento e del Cinquecento, considerata dalla maggior parte di noi come un vero e proprio laboratorio, nel quale le nostre ricerche potevano dispiegarsi.

Dal punto di vista storico, infatti, la Penisola è segnata dall’assenza di un potere statale forte, ma anche dalla ricchezza di una tradizione culturale e politica, declinata in numerose variazioni. Nel clima di queste esperienze, particolarismi e aspirazione all’universalismo, lungi dall’essere antinomie, sono invece in un rapporto di dinamica dialettica, che si traduce talvolta, drammaticamente, in azione politica, talvolta in scritti di riflessione teorica, talaltra in scritture di tipo utilitario – non meno importanti per la storia delle parole e delle idee. Attraverso l’analisi ← 9 | 10 → di fatti e testi emerge lo sforzo prodigato dai protagonisti dell’epoca per fondarsi sulla forza del passato al fine di rimediare alle debolezze del presente e prepararsi al meglio alle incognite del futuro, per adattare il retaggio linguistico e concettuale, legato alla tradizione giuridico-politica romana, alla «qualità dei tempi», di cui essi stessi mettono in evidenza la novità rispetto a tutto ciò che li aveva preceduti.

La questione della precisione della lingua non era, infatti, soltanto un problema retorico, ma un’esigenza vitale, per coloro che sentivano di dover trovare le parole e i discorsi più aderenti alla realtà mutata delle cose.

È sulla base di questi presupposti che ci siamo messi a indagare i testi, programmatici e funzionali che fossero, scegliendo di procedere «per sondaggi» : una parola, un concetto, una locuzione, una strategia discorsiva, dei quali ciascuno dei contributori di questo volume si è impegnato a precisare i significati, gli usi, l’evoluzione.

La fattibilità del progetto di ricerca è stata prima vagliata in un incontro, organizzato all’Università di Liegi nel marzo del 2008, a cui il «Laboratoire Triangle» dell’ENS di Lione ha dato un contributo decisivo1. In quella occasione ci siamo resi conto che le piste d’indagine portavano a risultati incoraggianti, e che valeva la pena di estendere anche ad altri colleghi, nonché a giovani dottorandi che nel frattempo avevano scelto di seguire la linea metodologica da noi sperimentata, l’invito a prendere parte alla nostra iniziativa2.

Gli studi raccolti in questo volume, nati da una metodologia unitaria e attraversati da uno spirito di condivisione delle competenze messe in campo, non vogliono perciò essere una miscellanea, ma ambiscono tutti insieme a formulare una risposta – la più articolata possibile – ad un’unica domanda, che potrebbe (semplificando, è ovvio) essere formulata così : Quali sono i modi in cui parole e cose, termini e categorie concettuali, si articolano tra di loro, in un momento di profondi mutamenti quale quello preso in considerazione ?

I risultati di questa «avventura» scientifica potranno essere apprezzati dal lettore, ma ci preme già sottolineare alcuni elementi scaturiti ← 10 | 11 → dalle nostre ricerche, che contribuiscono al carattere di «monografia a più mani» di questo libro.

Un primo risultato, che potrà essere molto utile anche per le ricerche a venire, è che un’analisi quale quella da noi intrapresa non può prescindere da preoccupazioni circa la qualità filologica dei testi. Non di rado, è a partire da varianti prodotte dall’autore in corso di scrittura, da forme cassate – e quindi raramente riportate nelle edizioni – che è stato possibile ricostruire il percorso mentale che ha condotto alla precisazione di un concetto, o la ricerca, nel repertorio di cui disponeva lo scrivente, delle parole che più si avvicinassero ad esso. Anzi, qualche volta il materiale scaturito dalle varianti ha dato spunto ad indagini ulteriori, suggerendo accostamenti semantici e direzioni d’indagine insospettabili. È dunque indispensabile che la «filologia delle idee» si fondi su una rigorosa filologia dei testi, che deve avvalersi delle soluzioni ecdotiche più complete e avanzate. L’intensa collaborazione e la reciproca interlocuzione tra specialisti – linguisti, giuristi, storici, storici delle idee, filologi – è del resto essenziale in quest’ottica di ricerca, giacché le competenze degli uni servono da spunto di ricerca per gli altri, e le occasioni di messa in comune di strumenti metodologici, nonché la discussione critica degli inevitabili limiti connessi a ciascuna disciplina presa singolarmente, costituiscono il migliore strumento di lavoro.

In secondo luogo, è apparso chiaro a tutti che, diversamente da quanto si è fatto fino a non molto tempo fa, lo studio delle idee politiche non può fondarsi soltanto sui testi programmatici (trattati, scritti ufficiali etc.), ma anche – e soprattutto – su quelli di tipo funzionale, come le consulte, le corrispondenze, i resoconti di ambasciatori, che costituiscono l’humus – concettuale, lessicale – del quale si è nutrita la nuova lingua della politica moderna. L’analisi di questi testi, peraltro, permette di rendere meglio conto delle « reti » attraverso le quali è stato possibile precisare, trasmettere e consolidare i nuovi usi lessicali, in una situazione linguistica ancora estremamente variabile, quale quella italiana.

Infine, si è rivelato particolarmente produttivo il metodo della ricerca per «costellazioni terminologiche», che procede per precisazioni di senso sempre più stringenti, attraverso l’accostamento tra parole vicine nell’universo concettuale di un singolo autore, di un gruppo di attori che interagiscono tra di loro – le «reti» di cui si parlava prima, ma anche le istituzioni, le corti –, o di intere comunità. L’ordine di successione dei diversi contributi ne è in parte il riflesso, in quanto configura dei veri e propri «nuclei» semantici e lessicali, ruotanti attorno a concetti-cardine come esperienza, discrezione, sovranità (e sue degenerazioni, o ribaltamenti), civiltà, azione. Ma non si sono voluti trascurare anche aspetti che ← 11 | 12 → pertengono alla costruzione del «discorso» politico, come la sua capacità di servirsi del meccanismo creativo della metafora – quella del corpo umano come corrispettivo del corpo statale –, o di servirsi di strategie retoriche – il discorso diretto –, in maniera strettamente funzionale agli obiettivi politici e diplomatici.

Certo, l’inventario potrebbe e potrà essere ampliato, ma ciò che ci preme di più è aver fatto un primo passo, aver «fermato il punto» – per riprendere un’espressione cara al Guicciardini – rispetto ad un’impresa collettiva, nella quale tutti gli autori del volume, dai più esperti ai più giovani, sono appassionatamente coinvolti : la descrizione di una «grammatica» del linguaggio politico alle origini della modernità. ← 12 | 13 →

                                                   

  1  A questo proposito, è nostro gradito compito ringraziare l’Università di Liegi, nella persona di Isabelle Halleux, che ha sostenuto con fiducia la nostra iniziativa, e il «Laboratoire Triangle», rappresentato da Jean-Claude Zancarini, che non ha lesinato nei mezzi messi a disposizione del progetto collettivo. Cogliamo l’occasione per ringraziare qui anche due colleghi, Claudio Gigante (Univeristé Libre de Bruxelles) e Édouard Delruelle (Université de Liège), che hanno partecipato con entusiasmo e generosità alle nostre discussioni.

  2  Alle comunicazioni presentate al convegno liegese si sono così aggiunti i contributi di Elena Fasano Guarini, Mario Pozzi, Diego Quaglioni, Marco Giani, Claudio Negrato e Adriana Zangara.

   

I. Traditions juridiques / Tradizioni giuridiche
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Jeux d’échelles de la langue politique

Libertas, pax, civitas dans la lecture humaniste des guerres italiennes (1375-1406)

Laurent BaGGIONI

Université Jean Moulin, Lyon 3
UMR CNRS Triangle

Les historiens du siècle passé virent dans l’histoire de la commune florentine l’une des premières prises de conscience de la valeur politique de la liberté1. Mûris au soleil noir des totalitarismes, leurs travaux avaient un rôle de témoignage. Aujourd’hui, la force de cette lecture et le prix de cet héritage sont intacts, même si cette « liberté » nous semble moins pure.

L’exploration des zones d’ombre de la libertas florentina fut salutaire, malgré une certaine tendance à considérer le discours qui l’entoure sous l’angle unique de sa fonction idéologique2. Rares sont les approches qui reconnaissent désormais dans l’exaltation humaniste de la liberté l’aspiration à un émancipation réelle.

La déconstruction de la libertas florentina n’a pas empêché une question fondamentale de resurgir. Que signifie « liberté » pour les Italiens de la fin du Moyen Âge et du début de l’âge moderne ? Pour tenter d’y ← 15 | 16 → répondre, nous tenterons d’appliquer, en renonçant d’emblée à la catégorie de « républicanisme »3, les méthodes de la philologie politique4.

Comme le souligne Marc Bloch, « L’étude des idées et sentiments politiques est toujours d’une extrême difficulté, en raison d’obstacles divers » : l’analyse oblige en effet à distinguer ce qui formait « un tout bien lié » ; les institutions sont conçues différemment dans les divers milieux sociaux ; enfin, « idées et sentiments ne nous sont connus que par l’expression qui en subsiste dans les textes […]. Défaut peut-être plus grave encore, les textes sont en général l’œuvre d’écrivains de métier, littérateurs ou clercs de chancellerie »5.

La philologie politique, dont l’objectif est de « considérer le discours où est perpétuellement à l’œuvre une dialectique des noms et des choses », impose l’analyse « du sens précis à accorder au lexique et des modes d’écriture »6. En cela, elle nous prémunit contre le risque de prendre trop à la lettre ce que Bloch désigne comme les « rêveries de stylistes professionnels »7. Ainsi, les textes politiques demeurent la voie royale qui nous mène à l’expérience politique.

Dans notre lecture, nous voyons émerger les ambitions territoriales des puissances politiques rivales en Italie qui conduiront à la constitution d’États régionaux8. Sous l’effet des conflits péninsulaires et des rivalités ← 16 | 17 → régionales de la fin du XIVe siècle9, la liberté est soumise à une forme de dérive impérialiste, plus ou moins contrôlée, qui change en profondeur sa signification jusque là ancrée dans la réalité municipale. Dans cette dérive impérialiste, les trajectoires ne sont cependant pas superposables : dans le choc des impérialismes florentins et milanais, auquel il faut rajouter le projet de consolidation des États pontificaux, s’affirment des visions différentes de la solidarité régionale et du destin des hommes.

Les différentes échelles de la communauté politique

En Italie, terre de lutte entre l’Empire et la Papauté, le mot de « liberté » est le produit d’une longue tradition fondée sur le rôle central joué par les villes10.

Dans la pensée politique médiévale, transmise par la tradition du jus comune, le lexique appliqué à l’organisation politique, locale ou universelle, est un lexique urbain, pour des raisons qui tiennent à la fois au droit romain lui-même et à la configuration des régions de l’Italie du nord et du centre. « République » (res publica), explique Accurse, « représente l’empire tout entier ». Par ailleurs, ajoute-t-il, elle « se dit en trois sens » : « d’abord celle des Romains […]. Ensuite, la cité (civitas) romaine uniquement, c’est son sens propre […]. Ensuite, pour n’importe quelle cité (civitas), c’est un sens impropre […]. S’ajoute un quatrième sens, celui de n’importe quel municipe »11. Cet échelonnement sémantique, qui s’efforce d’inventorier les usages tout en distinguant de façon critique les différentes acceptions, marque le caractère obligatoire de l’étalon urbain. La communauté politique est ressentie comme une seule et même réalité urbaine qui a cependant des facettes multiples. La « cité (civitas) », affirme Pietro Costa, « est le théâtre idéal de la représentation médiévale du rapport entre l’individu et la communauté politique »12. ← 17 | 18 →

Les usages du terme de liberté reflètent ce sentiment de continuité. La libertas, apparue pour affirmer l’affranchissement de l’Église de la tutelle impériale, acquiert un sens nouveau au moment de la ligue lombarde et désigne dès le XIIe siècle la tradition d’autonomie des communes du nord et du centre de l’Italie par rapport à l’Empire. Au XIVe siècle, les Florentins la considèrent comme incompatible avec le gouvernement d’un seul après l’expérience de la seigneurie de Charles de Calabre (1328), puis celle du duc d’Athènes (1343). Elle désigne donc un héritage complexe, articulé autour de deux mots d’ordre principaux : l’autonomie par rapport à la tutelle impériale et le gouvernement par le peuple.

La libertas concerne d’abord la ville du comune. Plus largement, chez les théoriciens de la Monarchie universelle, la liberté correspond à l’état de félicité universelle de l’Empire. Elle peut donc être appliquée de façon universelle ou particulière. Ainsi, chez Giovanni Villani, la libertà est une notion extensible. Si elle désigne l’autonomie des villes, elle peut également s’appliquer à l’Église13, à l’Empire14 ou encore se concevoir de façon distributive15, à toutes les échelles de la communauté politique.

Les luttes entre l’Empire et la Papauté, qui se prolongent au XIVe siècle, n’ont jamais entamé l’idée que la liberté des villes était liée à l’Empire. La liberté était ainsi vécue comme une autonomie garantie par un pouvoir impérial indispensable mais lointain. À la fin du siècle, les rivalités territoriales opposant l’Église, Florence et Milan mettent en forte concurrence différentes aspirations à l’hégémonie qui n’étaient pourtant pas nouvelles, mais qui traduisent des processus nouveaux de concentration des pouvoirs.

Le recours à la poésie et à la rhétorique

Entre Florence et la Papauté, pendant la guerre dite des « Huit Saints » (1375-1378), se jouent à la fois la pérennité d’un État pontifical italien puissant et l’influence des puissances étrangères, en particulier de la couronne de France, en Italie16. Florence tente en effet de remettre en cause ← 18 | 19 → la reconstruction des États pontificaux effectuée entre 1353 et 1357 par Albornoz. Estimant qu’elle serait la grande perdante d’une Italie dominée par le pape et par Milan, elle n’a de cesse, à partir de cette date, de renvoyer l’Église à sa fonction spirituelle et de vouloir limiter son influence politique. La liberté est le mot d’ordre unique de la politique florentine. Les chroniques rapportent ainsi que les Florentins transmettaient aux cités qu’ils parvenaient à soulever contre la papauté une bannière où était inscrit le mot libertas17.

Il ne suffit guère pour Salutati, alors chancelier de Florence, et chargé de rédiger la correspondance officielle de la cité, de brandir sans cesse le mot de libertas. Il lui faut aussi mettre en scène sa force. Cette libertas, c’est donc avant tout une alliance, dont Florence se présente comme le chef. La liberté est évoquée comme un souffle, un mouvement qui déploie ses effets sur plusieurs dimensions.

L’une des dramatisations de la notion s’effectue grâce au thème historique de la filiation italique. La réactivation de ce thème littéraire et pétrarquien – l’Italie asservie, autrefois reine, à présent esclave, dont le devoir est de secouer le joug de la servitude et de présider aux peuples – permet notamment d’allier l’histoire ancienne, à travers l’évocation des mythes fondateurs des cités italiennes, avec certaines réminiscences bibliques18. Parfois, le rhéteur imprime une certaine torsion à la cohérence des arguments historiques. Ainsi, si d’un côté les Romains ont une dette envers la liberté en tant qu’héritiers des Anciens, « pères et auteurs de la liberté », pour les habitants d’Ancône, la liberté s’enracine tout au contraire dans la résistance des peuples latins à l’inexorable expansion de la république romaine conquérante. Ces licences rhétoriques dévoilent la construction savante de la libertas, rendue nécessaire par le combat.

La dénonciation de l’ennemi, élaborée sur le thème de la rapacité pathologique et inhumaine du barbare, et construite sur le mode de l’invective, est mise en scène comme une extinction de cette même liberté. La monstruosité politique des envahisseurs révèle par antithèse le prix qui est accordé aux « dons de la liberté » :

Résumé des informations

Pages
307
Année
2014
ISBN (PDF)
9783035264364
ISBN (ePUB)
9783035296372
ISBN (MOBI)
9783035296365
ISBN (Broché)
9782875741417
DOI
10.3726/978-3-0352-6436-4
Langue
Français
Date de parution
2014 (Août)
Mots clés
discours rhétorique langue idées concepts clés
Published
Bruxelles, Bern, Berlin, Frankfurt am Main, New York, Oxford, Wien, 2014. 307 p.

Notes biographiques

Jean-Louis Fournel (Éditeur de volume) Hélène Miesse (Éditeur de volume) Paola Moreno (Éditeur de volume) Jean-Claude Zancarini (Éditeur de volume)

Jean-Louis Fournel est professeur d’histoire politique et culturelle de l’Italie de la Renaissance à l’Université Paris 8 et à l’Institut universitaire de France. Avec Jean-Claude Zancarini, il a traduit, édité et commenté plusieurs textes politiques italiens majeurs (XVe-XVIe siècles). Hélène Miesse est chercheuse post-doc au sein du projet « EpistolART », Action de Recherche Concertée de l’Université de Liège. Elle est l’auteure d’une thèse sur la correspondance de Francesco Guicciardini. Paola Moreno est professeure de langue et littérature italiennes et membre de Transitions. Département de recherches sur le Moyen Âge tardif & la première Modernité (ULg). Elle est spécialiste de l’œuvre de Guicciardini et dirige actuellement le projet de recherche « EpistolART ». Jean-Claude Zancarini est professeur émérite à l’École normale supérieure de Lyon. Ses travaux portent sur les liens entre histoire, langue et politique dans l’Italie du XVIe siècle. Jean-Louis Fournel è professore di storia politica e culturale dell’Italia del Rinascimento all’Università Paris VIII e all’Institut universitaire de France. In collaborazione con Jean-Claude Zancarini, ha tradotto, editato e commentato alcuni dei principali testi politici italiani (secoli XV-XVI). Hélène Miesse è autrice di una tesi sulla corrispondenza di Francesco Guicciardini e attualmente è ricercatrice post-doc nel progetto «EpistolART», Action de Recherche Concertée de l’Université de Liège. Paola Moreno è professoressa di lingua e letteratura italiana e membro di Transitions. Département de recherches sur le Moyen Âge tardif & la première Modernité (ULg). È inoltre specialista dell’opera di Guicciardini e dirige il progetto di ricerca «EpistolART». Jean-Claude Zancarini è professore emerito alla Scuola normale superiore di Lione. Le sue ricerche riguardano i rapporti tra storia, lingua e politica nell’Italia del secolo XVI.

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