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Rifondare la letteratura nazionale per un pubblico europeo

Da un’idea di Giuseppe Mazzini

Edited By Alexandra Vranceanu and Angelo Pagliardini

Si propone una discussione sulle figure, note e meno note, di scrittori e critici che hanno voluto forgiare il concetto di letteratura europea. Partendo da alcune affermazioni di Giuseppe Mazzini, nel saggio D'una letteratura europea, si allarga la discussione oltre la letteratura italiana, proponendo una «galerie de portraits» di letterati che hanno argomentato la necessità di aprire le porte della letteratura nazionale nella prospettiva della creazione di una letteratura europea. Non si tratta di commentare i testi o gli autori canonici della letteratura europea, ma di presentare discorsi di scrittori che, pur comprendendo il carattere utopistico della letteratura europea, hanno sottolineato la preoccupazione di trovare una maniera conveniente per definirla, valorizzarla e accelerarla.
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Oltre la Krisis: letterature nazionali, letteratura europea, Weltliteratur. E. Auerbach e E. R. Curtius.: Roberto Antonelli

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Oltre la Krisis: letterature nazionali, letteratura europea, Weltliteratur. E. Auerbach e E. R. Curtius.

Roberto Antonelli (Università di Roma «La Sapienza»)

Se ciò che è stato associato all’idea di «letteratura», dall’antichità greco-romana a noi, è molto cambiato nel tempo, altrettanto, come sappiamo, è avvenuto per l’idea di Europa: senza parlare della stessa definizione geografica, anch’essa di fatto un prodotto storico più che una qualche «identità» geofisica. Lo stesso, a maggior ragione, si potrebbe dire per il cartellino che le unisce, «Letteratura europea», e per le varie declinazioni che esso ha avuto e ha. Letteratura in qualche modo «unitaria» pur nelle sue differenziazioni, o così differenziata al proprio interno da non sopportare tentativi storiografici o assiologici di accorpamento se non di interpretazione unitaria? Oppure, ancora: letteratura che vede la sua identità proprio nella compresenza e nella dialettica di unità e diversità (F. Moretti) e dunque corre il pericolo di una sostanziale indeterminatezza e vacuità per eccessiva dilatazione dei confini, pur essendo questo certo un elemento identitario fortissimo seppure non esclusivo? E perché, dopotutto, pensare a una «letteratura europea»? A cosa serve dal punto di vista storiografico e alla comprensione del nostro presente e del nostro futuro?

Lo spazio e il tempo che definiscono le letterature nazionali sono marcati in ultima analisi dall’identità linguistica, salvo poi a ridisegnare tale identità nei contorni e ad accelerare una presa di coscienza collettiva nel Sette-Ottocento, al momento dello sviluppo dei moderni Stati nazionali (specie per paesi come l’Italia e la Germania, privi...

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