Show Less
Restricted access

Rifondare la letteratura nazionale per un pubblico europeo

Da un’idea di Giuseppe Mazzini

Edited By Alexandra Vranceanu and Angelo Pagliardini

Si propone una discussione sulle figure, note e meno note, di scrittori e critici che hanno voluto forgiare il concetto di letteratura europea. Partendo da alcune affermazioni di Giuseppe Mazzini, nel saggio D'una letteratura europea, si allarga la discussione oltre la letteratura italiana, proponendo una «galerie de portraits» di letterati che hanno argomentato la necessità di aprire le porte della letteratura nazionale nella prospettiva della creazione di una letteratura europea. Non si tratta di commentare i testi o gli autori canonici della letteratura europea, ma di presentare discorsi di scrittori che, pur comprendendo il carattere utopistico della letteratura europea, hanno sottolineato la preoccupazione di trovare una maniera conveniente per definirla, valorizzarla e accelerarla.
Show Summary Details
Restricted access

Connessi e distratti, globali e locali: ci può essere una letteratura (europea) nell’età della rete?: Gianni Turchetta

Extract

Connessi e distratti, globali e locali: ci può essere una letteratura (europea) nell’età della rete?

Gianni Turchetta (Università di Milano)

1. L’identità della letteratura moderna e la società della rete

Vorrei subito chiarire un possibile equivoco: nel presente intervento non parlerò di letteratura in rete, di letteratura nel Web, ma di letteratura nell’età della rete. Per questo proverò a dire qualcosa sia della rete, sia della letteratura, così come mi pare che si collochi oggi, in Italia e non solo. Con una sola, di necessità sintetica, ma fondamentale premessa: parlare di «letteratura», così, in generale, senza ulteriori specificazioni, rischia di far perdere di vista alcune questioni fondamentali. Anzitutto, la percezione che noi abbiamo della letteratura è qualcosa di relativamente recente nella storia, qualcosa che ha a che fare con la definizione di un «campo» della letteratura, di un suo territorio percepito come qualcosa di relativamente autonomo, sia perché ben differenziato da altri generi discorsivi, sia perché marcato proprio da una volontà di autonomia dal resto della società e in particolare dalla dimensione dell’economia. Il definirsi, nella letteratura europea ed occidentale, di un territorio relativamente autonomo della letterarietà si colloca poco dopo la metà del XIX secolo. Come mostrato magistralmente da Pierre Bourdieu in Le regole dell’arte, è dalle parti di Baudelaire e di Flaubert che avviene quella «rivoluzione simbolica» che costituisce il «polo economicamente dominato, ma simbolicamente dominante, del campo letterario» (Bourdieu, 1992, 2005: 143). È un’epoca relativamente lontana: eppure quella conquista di un’identità differenziale da parte...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.