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Translating Humour in Audiovisual Texts

Edited By Gian Luigi De Rosa, Francesca Bianchi, Antonella De Laurentiis and Elisa Perego

Humour found in audiovisual products is, of course, performative in nature. If we consider instances of humour – any droll moment occurring in today’s fare of mixed-genre products as a composite of cognition, emotion, interaction and expression – we see that the verbal code becomes just one component of four equally significant elements. And, as ‘expression’ is not limited to verbal output alone, humour may of course be created in absence of a verbal code. Translating humour for audiovisuals is not too different from translating verbal humour tout court. What makes humour occurring within audiovisual texts more problematic is the fact that it may be visually anchored; in other words a gag or a joke may pivot on verbal content directed at a specific element that is present within the graphic system of the same text. As the term itself suggests, audiovisuals contain two overlying structures: a visual and an auditory channel each of which contain a series of both verbal and non-verbal elements which inextricably cross-cut one another. The contributors in this collection of essays present a series of case studies from films and video-games exemplifying problems and solutions to audiovisual humour in the dubs and subs in a variety of language combinations.
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Commedia in scompiglio: One, Two, Three. Il multilinguismo come veicolo di umorismo: Giuseppe De Bonis

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GIUSEPPE DE BONIS

Commedia in scompiglio: One, Two, Three. Il multilinguismo come veicolo di umorismo

1. Introduzione

L’analisi del film One, Two, Three (Billy Wilder, 1961) consentirà di mettere in luce il ruolo che il multilinguismo può assumere nelle commedie come veicolo di umorismo e le implicazioni che quest’aspetto comporta quando deve essere tradotto. La confusione delle identità linguistiche e culturali appare un vero e proprio leitmotiv delle commedie che portano sullo schermo la rappresentazione di un incontro interculturale. Questa confusione agisce tanto a livello diegetico (nelle interazioni, cioè, fra i personaggi del film) quanto a livello di percezione da parte dello spettatore di quanto avviene sullo schermo. L’umoristico che la presenza di lingue diverse spesso produce in un film non deve essere inteso tanto come umorismo che si esprime attraverso la parola (come avviene, per esempio, nel caso dei giochi di parole o delle battute di spirito), ma piuttosto come una forma di umorismo che coinvolge un’area più ampia in cui è la lingua in sé, e più in generale l’identità culturale, a creare un effetto comico.

Attraverso un’analisi comparativa con la versione italiana del film, intitolata Uno, due, tre!, si metterà in evidenza come i professionisti del doppiaggio dimostrino in genere un certo grado di libertà nel gestire il multilinguismo quando hanno a che fare con il genere commedia. In alcuni casi le lingue secondarie presenti nel film (il russo e il tedesco) non sono state tradotte, con l’obiettivo di mantenere...

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